fbpx
Latest Posts
Top
Monte Pisano / Il Territorio  / Birdwatching nel cuore del Monte Pisano: alla scoperta dei suoi abitanti piumati

Birdwatching nel cuore del Monte Pisano: alla scoperta dei suoi abitanti piumati

Share the post!

Siete appassionati di birdwatching? Vorreste conoscere qualcosa di più sugli uccelli che abitano il Monte Pisano? Questo articolo fa per voi!

Gli uccelli sono vertebrati estremamente intelligenti, molto diversificati nelle forme, nei colori, nelle abitudini, per cui è molto difficile fare un’introduzione descrittiva generale. Sul Monte Pisano ne sono presenti moltissime specie, diverse delle quali è anche possibile osservare in aree più pianeggianti.

Ci sono alcuni uccelli elusivi e difficili da avvistare ed altri che invece ti si presentano davanti anche se non li stavi cercando; in generale conoscere il loro specifico canto dà parecchi vantaggi in più al birdwatcher o al ricercatore nel capire quali e quante specie sono presenti in quel momento.

Prima di un’escursione all’insegna del birdwatching nei boschi del Monte, però, vi invitiamo ad armarvi di tre cose: binocolo, silenzio e rispetto.

 

Anatomia perfetta 

Ciò che ci affascina di più degli uccelli è senza dubbio la loro capacità di volare. Ciò è possibile grazie alla loro anatomia, alle strutture che si sono evolute nell’arco di milioni di anni. Partiamo innanzitutto dalla presenza delle penne, che sono il carattere distintivo di questo gruppo di animali. Strutture leggere ma molto resistenti, idrorepellenti, devono essere sempre lisciate per poter dare la migliore prestanza durante il volo: infatti gli uccelli spendono molto tempo in questa attività. I variegati colori delle penne sono dovuti sia a particolari pigmenti che a particelle riflettenti alcune lunghezze d’onda. Anche lo scheletro è estremamente leggero, costituito da ossa definite “pneumatiche” poiché presentano al loro interno delle cavità aeree. La maggior parte delle vertebre è fusa assieme, carattere che rende la colonna vertebrale una struttura rigida ideale per sostenere il corpo durante il volo. Quelle cervicali invece sono bene separate, questo perché è necessario che il collo sia molto flessibile. Nella zona pettorale poi troviamo un particolare osso, la furcula, che deriva dalla fusione delle clavicole e che si flette mentre l’uccello vola. Gli arti anteriori sono modificati in ali mentre quelli a posteriori è affidato il compito di mantenere il contatto con la terra.  Le zampe sono quasi del tutto prive di muscoli e per questo molto sottili; d’altro canto conferiscono agilità nel movimento e sono decisamente resistenti al freddo.  

Il Monte Pisano, fittamente ricoperto di alberi (ad esclusione di alcune aree) è popolato da specie prettamente boschive. Là dove passa un torrente ne troveremo altre legate invece alla presenza dell’acqua perché magari si nutrono proprio di organismi acquatici. Spostandoci in aree più aperte, come quelle contraddistinte da macchia o gariga, poi, troveremo specie ancora diverse e, se alzeremo gli occhi al cielo aiutati da un buon binocolo, potremo riuscire ad avvistare qualche rapace diurno alla ricerca di prede. Potremmo elencare gli uccelli del Monte Pisano secondo i tipi di ambienti in cui vivono, l’alimentazione o la loro natura migratoria o stanziale, ma abbiamo scelto di farlo prendendo in considerazione la parentela, che può essere più o meno ravvicinata. Per il numero elevato che rappresentano, non ci è concesso vederli uno a uno, ma cercheremo di conoscere almeno i gruppi principali. Alla fine dell’articolo, inoltre, vi lasceremo alcuni link utili per poter ascoltare i canti delle specie che analizzeremo.

Rondini – Fonte: Canva

Picidi

A questa variopinta famiglia appartengono uccelli che dovrebbero essere affetti da un costante mal di testa: stiamo parlando dei picchi! Picchio verde, picchio rosso maggiore e torcicollo sono i tre rappresentanti per il Monte, di cui però solo i primi due picchiettano effettivamente sul legno per la creazione di cavità naturali e per cercare gli insetti che si nascondono sotto la scorza degli alberi. Si tratta di un gruppo importantissimo per la buona salute bosco, in quanto il loro operato di “muratori” permette ad altri animali di avere a disposizione rifugi dove dormire al sicuro e riprodursi. Possiamo affermare quindi che contribuiscono ampiamente alla sopravvivenza di diversi altri co-abitanti del bosco. Non solo, con il loro picchiettare e lo sminuzzamento del legno favoriscono il processo di degradazione di materia organica morta. Cosa si potrebbe volere di più da questi protettori della biodiversità e dei processi ecologici? 

Il picchio verde (Picus viridis) è il più grande picchio presente sul Monte Pisano: ha un’apertura alare di 40-42 cm e lo si trova non solo in ambiente boschivo ma anche negli spazi aperti. E’ particolarmente legato agli alberi maturi. Il nome stesso ci suggerisce la sua colorazione, infatti il piumaggio si presenta sui toni del verde oliva, con sfumature grigie e gialle. Sul capo presenta un “cappello” rosso, che è presente sia nei maschi che nelle femmine. La caratteristica per distinguerli sta nel mustacchio, ovvero quello che a tutti gli effetti sembra uno spesso baffo che parte dal becco e arriva fin sotto l’occhio: nelle femmine è nero, nei maschi è rosso. È un picchio molto vocifero, non è infatti difficile sentire il suo richiamo, ed è tra i tre picchi del Monte il più terricolo, cibandosi in maniera importante anche degli insetti presenti a livello del terreno. Questa specie può essere facilmente confusa con il picchio cenerino (Picus canus), più piccolo, in cui solo il maschio presenta il capo rosso. Il picchio rosso maggiore (Dendrocops major) è forse il più famoso tra i picchi. Presenta un pattern di alternanza tra penne bianche e nere, e il maschio possiede una macchia rossa sulla calotta. Anche lui possiede un mustacchio (sempre nero) che si ricollega posteriormente all’altezza della nuca. Il suo richiamo è abbastanza inconfondibile, trattandosi proprio di un suono che ricorda quello di un martello tra gli alberi: si tratta della sua attiva difesa del territorio, un modo per comunicare ai presenti “qui ci sono io”. Si ciba soprattutto di insetti ma anche di uova e frutta. È particolarmente elusivo ma con un po’ di fortuna può capitare di scorgerlo sul tronco di un albero, in posizione verticale.

Il piccolo torcicollo (Jynx torquilla) è davvero singolare: viene chiamato così poiché se minacciato torce e allunga il suo collo in senso orario e antiorario, increstando le piume del capo ed emettendo dei sibili. È molto piccolo (può tranquillamente stare in una mano) e pare non possedere nessuna delle caratteristiche che ci fanno identificare un uccello come picchio: infatti il torcicollo non utilizza il becco per creare cavità, ma sfrutta ampiamente quelle già esistenti per la propria riproduzione, di cui molte potrebbero derivare dal paziente lavoro di un picchio rosso. Può capitare altresì, qualora si imbattesse in un nido già occupato, che questi getti fuori le uova presenti e si arroghi il diritto di fare di quel luogo il suo sito riproduttivo. Come lo riconosciamo, ammesso che non è una specie affatto semplice da vedere? Il torcicollo è incredibilmente mimetico, con una livrea grigio-marroncina ricca di screziature, praticamente un tutt’uno con il colore del tronco degli alberi. Il suo richiamo invece è acuto e ripetitivo. È un uccello migratore: abita il Monte Pisano solo durante la stagione primaverile-estiva, per nidificare. 

Corvidi

Questa famiglia rappresenta alcuni degli uccelli più intelligenti che esistano al mondo. Purtroppo vittime di stereotipi e pregiudizi molto radicati, soprattutto se ci riferiamo a corvi, cornacchie e gazze. Facendo qualche ricerca o analizzando 

la percezione generale che le persone hanno di questi animali ci rendiamo conto che non sono così ben visti. Il loro essere opportunisti, la capacità di imparare in fretta e l’essere numericamente abbondanti (se ci pensiamo, tutte caratteristiche che riscontriamo nella nostra specie!) porta la nostra mente a catalogarli come nocivi e privi di qualsivoglia utilità. In realtà sono anch’essi estremamente importanti per gli equilibri ecosistemici, mantenendo sotto controllo gli invertebrati e i piccoli vertebrati di cui si nutrono e oltre a ciò, i loro nidi abbandonati sono preziosissimi per altri gruppi di uccelli come i rapaci. Quali corvidi sono presenti sul Monte Pisano? Troviamo la cornacchia grigia (Corvus cornix), grigia e nera e facilmente osservabile anche in città, il corvo imperiale (Corvus corax), maestoso e totalmente nero, la gazza (Pica pica), bianca e nera con iridescenze blu, la famosa taccola (Corvus monedula) tanto studiata e amata dall’etologo Konrad Lorenz e infine la ghiandaia (Garrulus glandarius) sulla quale ci soffermeremo di più. Tutte queste specie, ad eccezione del corvo imperiale e della ghiandaia, si sono adattate bene alla vita in ambienti antropizzati, complici appunto la loro natura da “generalisti” non specializzati nella scelta delle risorse disponibili e la loro sviluppata cognitività. 

La ghiandaia è senza dubbio tra gli uccelli più belli che abitano sul Monte Pisano. Vive in boschi di latifoglie come querce, faggi e ontani, in boschi di conifere come il pino marittimo e in formazioni miste. Può essere avvistata sola oppure in piccoli gruppi di più individui, grazie anche alle emissioni vocali gracchianti, che avvengono di frequente soprattutto mentre si sposta da un albero all’altro. Si fa certamente notare anche per i colori: marrone-rossiccio sul dorso, nero sulla coda e sulla parte esterna delle ali nere le penne copritrici sono a bande nere e blu. Sul capo troviamo una macchiettatura bianco-nera e l’occhio può essere azzurro. Molto ghiotta di ghiande e bacche, si nutre anche di insetti e uova di altri uccelli. 

Corvo – Immagine generica – Fonte: Canva

Piccoli e iperattivi: l’ordine Passeriformi 

Sentite questo brusìo di sottofondo, tintinnante e cristallino? Si tratta di una miriade di piccoli uccelli, i Passeriformi, volgarmente chiamati dai non esperti con il nome generico di “passerotti”. Questo gruppo costituisce a livello globale il 60% di tutte le specie di uccelli. Sul Monte Pisano ne troviamo tantissime specie. Il pettirosso (Erithacus rubecola) è sicuramente noto a tutti, in arrivo alle quote più basse alle porte dell’inverno. Sul Monte Pisano è presente tutto l’anno, e non di rado lo si può osservare anche all’interno dei nostri giardini. È una specie solitaria che difende il proprio territorio con grande impegno.  Nel fitto del bosco poi possiamo avvistare gli uccelli più piccoli d’Europa, il fiorrancino (Regulus ignicapilla) e il regolo (Regulus regulus), rispettivamente stanziale e svernante sul Monte Pisano. Sono ghiotti mangiatori di insetti e ragni. Assai simili, distinguiamo il fiorrancino dal regolo in quanto il disegno sulla sommità del capo del primo è più vistoso e ampio, color giallo paglierino (nel maschio s’intensifica divenendo arancione) e incorniciato da una banda nera a cui segue il sottostante sopracciglio bianco. Anche il resto del piumaggio risulta più colorato nel fiorrancino. Altri esponenti passeriformi sono la ballerina bianca (Motacilla alba) e gialla (Motacilla cinerea); si muovono molto a terra e mostrano un comportamento vivace e un’agilità caratteristica data anche dalle lunghe zampe. Abbastanza difficile da osservare è il passero solitario (Monticola solitarius), con piumaggio blu nel maschio e bruno nella femmina. Le sue abitudini rupicole lo portano a nidificare su pareti rocciose, che abbandona durante l’inverno. Frequentatrice degli spazi aperti è l’allodola (Aluda arvensis), che presenta se eccitata una caratteristica cresta sulla sommità del capo. Dalle abitudini terrestri e riconosciuta per il suo canto, possiede un piumaggio altamente mimetico che ci sfida ad aguzzare la vista. Infine ricordiamo le rondini (Hirundo rustica), uccelli migratori nidificanti sul Monte, per cui avvistabili e udibili solamente durante la bella stagione, di cui sono gli annunciatori più famosi.  

Il fascino del predatore: i rapaci diurni e notturni 

Chi non prova un forte senso di fascinazione pensando a un’aquila, a un grifone, o a un rapace notturno in grado di ruotare la testa di 180 gradi? I rapaci sono tra gli uccelli più interessanti da studiare, imparare a riconoscerli è appassionante e l’emozione di un loro avvistamento non ha eguali. Forse perché ci suscitano regalità e non sono poi così facili da vedere, dunque una loro apparizione nel cielo di mezzogiorno oppure il loro canto che aleggia nel bosco di notte hanno una grande valenza, anche culturale. Quali sono i rapaci presenti sul Monte Pisano? Partiamo da quelli diurni, conosciuti anche come “uccelli da preda”. I falchi propriamente detti di questo massiccio montuoso, della famiglia Falconidi, sono il gheppio e il falco pellegrino. Il gheppio (Falco tinnunculus) è un piccolo falco (apertura alare di 65-75 cm), dalla caratteristica colorazione marroncino rossiccia, maggiormente visibile sul dorso. I due sessi sono molto simili, ma i maschi hanno la testa grigia, così come la coda, mentre le femmine hanno queste due parti anch’esse rossicce. Si può incontrare questo rapace diurno abbastanza di frequente, durante la caccia. In tale circostanza è riconoscibile per una tipologia di volo sospeso osservabile anche in altri rapaci chiamata “spirito santo”: ad una certa altezza dal suolo, con la testa e lo sguardo rivolti verso il basso, il gheppio si ferma e sospeso scruta un punto preciso, mantenendo la propria posizione battendo le ali e aprendo la coda per avere stabilità. Questo tipo di volo è così chiamato probabilmente perché lo Spirito Santo è raffigurato come una colomba in volo stazionario. Il falco pellegrino (Falco peregrinus) è leggermente più grande del gheppio con apertura alare tra i 90 e i 115 cm. Si tratta di un predatore efficiente e veloce: in picchiata può raggiungere anche i 300 km/h. Caratteristico è il forte contrasto tra le parti superiori e inferiori: dorsalmente è grigio scuro tendente al nero, compresa la testa, mentre ventralmente è bianco con barrature nere. I maschi sono più leggeri delle femmine (600 g contro 1000 g!). A differenza del gheppio che si può nutrire ampiamente di invertebrati, rettili e piccoli mammiferi, il falco pellegrino è più specializzato alimentandosi di altri uccelli di piccole e medie dimensioni.

La poiana (Buteo buteo) è senza dubbio il rapace diurno più facile da vedere. Assieme al biancone (Circaetus gallicus) fa parte della famiglia che dai falchi ci porta a quella cui appartengono le aquile, la famiglia degli Accipitridi. La poiana viene spesso scambiata per aquila reale, ricordiamoci che quest’ultima però è decisamente più grande, con un’apertura alare di 2 m circa, e frequenta luoghi posti ad elevate altitudini. La poiana invece è ben presente anche in pianura, oltre che in aree boscate; è spesso visibile in osservazione sui tralicci dell’alta tensione posti ai lati delle strade. Di color marrone superiormente, le parti inferiori sono invece bianche macchiettate però di marroncino. Il già citato biancone nidifica sul Monte Pisano con un’abbondanza riconducibile a una sola coppia. Questo bellissimo rapace con le parti ventrali bianche è chiamato anche aquila dei serpenti poiché questi costituiscono gran parte della sua dieta. E tra i rapaci notturni chi troviamo? Il candido barbagianni (Tyto alba), dal richiamo stridulo, l’affascinante e scuro allocco (Strix aluco), la comune civetta (Athene noctua), associata alla dea greca Atena, e l’assiolo (Otus scops), il più piccolo e meno legato agli ambienti boscati. Tutti loro fanno parte del gruppo Strigiformi. Si cibano di piccoli mammiferi (escluso l’assiolo che invece mangia insetti), e infatti sono predatori importantissimi per l’effetto regolatore che hanno sull’abbondanza delle loro prede. Vivono all’interno di cavità naturali, sono ovviamente attivi di notte (durante cui le attività principali sono la caccia e la definizione dei territori) ma alcuni di loro con un po’ di fortuna possono essere avvistati anche di giorno!

Stormo di uccelli – Immagine generica – Fonte: Canva

Dall’Asia al Monte Pisano: il caso dell’usignolo del Giappone

Parliamo di un bellissimo passeriforme presente sul Monte Pisano ma che con il nostro paese non ha tanto a che fare. Piuttosto, se lo incontrassimo potremmo dire di esserci imbattuti in uno degli esponenti dell’avifauna asiatica. Stiamo parlando dell’usignolo del Giappone (Leiothrix lutea), passeriforme riccamente colorato, dal becco rosso, la gola e il sottogola gialli e il capo verde, il dorso azzurro-grigio e la coda nera. Il Monte Pisano è uno dei siti di avvistamento più noti della Toscana nordoccidentale sin dalla fine del secolo scorso. Questo usignolo fu inizialmente rinvenuto in boschetti di bambù, oltre che in aree di coltivo e ulivete nei comuni alle pendici del Monte, appartenenti alle province di Pisa e Lucca. Si tratta di un uccello gregario soprattutto nella stagione autunno-invernale, durante la quale può scendere ulteriormente di quota, eccezion fatta per il periodo riproduttivo in cui i maschi esprimono comportamento territoriale. In generale possiamo catalogarla come specie boschiva, legata alla presenza di abbondante sottobosco con una predilezione per i boschetti di bambù che utilizza come dormitori. 

Com’è arrivato a diffondersi in Toscana ed altre regioni italiane? Trattandosi di una specie allevata da appassionati di ornitologia e verso cui le persone possono mostrare interesse nell’acquisto, è molto probabile che alcuni individui siano riusciti a fuggire già negli anni ’80, arrivando a diffondersi e naturalizzandosi in territori “stranieri”.

Approfondimenti e fonti

Link per ascoltare i canti di alcuni degli uccelli presenti sul Monte Pisano:

Link generico: 

Bibliografia

  • Caula B., Beraudo P.L., Pettavino M. Gli uccelli delle Alpi: come riconoscerli, dove e quando osservarli. Blu Edizioni, 2009.
  • Premuda G., Ricci U., Viviani F. I rapaci delle Alpi Apuane. Parco delle Alpi Apuane, Pacini Editore, 2010.
  • Sorbi S.&Scaglia P. I tesori del Monte Pisano, Vol. I: Gli Animali. II edizione, Pacini Editore, 2018.
  • Verducci D. Analisi preliminare sulla presenza di una popolazione naturalizzata di usignolo del Giappone Leiothrix lutea (Scopoli, 1786) nella Toscana nord occidentale.  U.D.I. XXXIV: 95-97 (2009).

Sitografia

Share the post!
Margherita Bianchi

Ciao, il mio nome è Margherita e sono una Naturalista. Fin da bambina ho nutrito un grande amore per la natura e con il tempo è sorto in me il desiderio di contribuire alla sua protezione. Mi sto attualmente specializzando in Conservazione ed Evoluzione presso l’Università di Pisa. Amo la scrittura come forma di espressione personale; mi piace attraverso di essa parlare di ciò che vedo da una prospettiva sia scientifica che personale. Spero con i miei articoli di accendere una scintilla di fascinazione per l’incredibile varietà di esseri che ci circonda e di far comprendere l’importanza della loro salvaguardia.