
Pochi hanno la fortuna di poterlo vedere ma chi c’è riuscito non l’ha più dimenticato.
Elusivo ma dall’aspetto appariscente, dà mostra di sé sfoggiando un abito di aculei che ricorda una veste da cerimonia di qualche sciamano.
Ma cosa sappiamo veramente dell’istrice, il cui nome scientifico è Hystrix cristata?
Si tratta del roditore più grande d’Italia (ordine Rodentia), ed ha abitudini prevalentemente notturne. Si ciba, per lo più, di elementi vegetali: tuberi, frutti, radici e occasionalmente può integrare nella sua dieta piccoli invertebrati. La lunghezza del suo corpo può variare dai 60 agli 80 cm, coda esclusa, e può arrivare a pesare fino a 20 kg. Il suo corpo è tozzo e interamente ricoperto di setole ispide, di color bruno scuro ad eccezione di quelle intorno al collo, che, bianche, formano un vistoso collarino.
Le setole, formanti una folta cresta sulla testa, lungo il dorso divengono veri e propri aculei che vanno a ricoprire quasi interamente il corpo: si tratta di peli modificati che, nel corso dell’evoluzione, si sono tramutati in strutture molto appuntite, fatte di materiale corneo, a bande nere e bianche. Ma a quale fine? Non di certo esser sparati di qua e di là a caso, come tutt’ora si crede! Lo scopo è dissuasivo e difensivo: gli aculei della coda, cavi, vengono fatti tintinnare tra loro, producendo un suono simile a quello delle maracas, che viene sfruttato proprio come dissuasore nei confronti di eventuali predatori. Eccolo:
Se ciò non dovesse bastare, perché il predatore non demorde e si avvicina sempre di più, allora l’istrice inizierà a camminare all’indietro, con la coda e il resto degli aculei rizzati sul dorso e puntati verso di lui: e se questi ancora non ha colto l’invito del roditore…Allora può davvero succedere che, con il contatto tra i due, degli aculei si conficchino nella pelle del testardo malcapitato, arrivando a provocare ferite e infezioni anche molto gravi.

A volte, camminando per boschi, si possono trovare i bellissimi aculei per terra: è normale che alcuni cadano dal corpo e vengano persi. O forse altri sono la traccia di un precedente scontro: probabilmente questo fatto ha dato origine alla falsa credenza che vedrebbe l’istrice come un pericoloso mammifero spara-aculei.
In Italia le predazioni su istrice sono abbastanza rare, in quanto i nostri grandi carnivori (come il lupo o l’orso) in realtà preferiscono indirizzarsi su qualcosa di meno…pungente. La sua mortalità è data soprattutto dagli incidenti stradali e dal bracconaggio. Se è raro incontrare un istrice vivo, è molto più comune rinvenirne un esemplare (purtroppo) morto a bordo strada, in seguito ad un investimento. Se dovessimo mai trovarne uno a lato della corsia, è buona cosa rallentare e fermarsi (se possibile) e spegnere momentaneamente i fari della macchina, così da non disorientare l’animale e permettergli di attraversare con sicurezza.
E se ci capitasse di incontrarne uno mentre stiamo camminando? Premesso che è piuttosto raro come evento, non c’è da spaventarsi: ora che sappiamo che gli aculei non possono venir lanciati in aria, dovremo allontanarci lentamene, senza urla nè gesti bruschi; far capire al roditore che non vogliamo attaccarlo ma che anzi, vogliamo togliere subito il disturbo. Il discorso vale anche per il nostro cane: teniamolo al guinzaglio per evitare di doverlo portare al pronto soccorso in seguito a una spiacevole lite con un istrice.

E per quanto riguarda gli esemplari presenti sul Monte Pisano? Durante i mesi di giugno-luglio 2021, alcuni ricercatori dell’Università di Pisa hanno avviato un censimento per indagare la presenza dell’istrice nell’area, in particolare in seguito all’incendio verificatosi nel 2018. Su 50 siti campionati, è stato rinvenuto solamente in 5 di questi. Quindi…l’istrice sui Monti Pisani c’è, ma la popolazione è veramente esigua.
C’è ancora molto da scoprire su questo timido mammifero. Tra le tante domande che gli zoologi si pongono c’è sempre quella sulla natura della sua presenza in Italia: fa parte del corredo faunistico naturale della nostra penisola? Sono in tanti, infatti, a considerarla specie alloctona: secondo loro, si estinse nel Pleistocene per essere in seguito introdotta dal Nord Africa (dove sopravvisse e dov’è presente anche oggi) per mano degli antichi Romani. Altri invece sostengono che non si estinse mai completamente, ma che probabilmente rimase in piccoli nuclei del Sud Italia. Sta di fatto che ci fu un tempo lontano in cui questi particolari roditori monogami giravano sicuramente in numero maggiore per i boschi e i cespuglieti della nostra penisola, assieme a leoni, iene e leopardi.
Ma questa è un’altra storia.

Si ringraziano A. Massolo e O. Tomassini (Università di Pisa) per i dati 2021 sulla presenza dell’istrice sul Monte Pisano.
FONTI
Bibliografia:
-Lovari S., Evoluzione recente delle popolazioni di grandi mammiferi della Fauna d’Italia, Accademia
Nazionale dei Lincei, Roma, 1993.
Sitografia:
–https://www.fototrappolaggionaturalistico.it/istrice/
–https://www.iucn.it/scheda.php?id=22227430



