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La vita sociale del Lupo: scopriamo di più su questo affascinante mammifero

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Nel precedente articolo abbiamo parlato della presenza del lupo sul Monte Pisano, riportando alcuni falsi miti che le istituzioni scientifiche hanno smentito in merito. Oggi vogliamo addentrarci un po’ di più nel mondo del lupo scoprendo poco a poco la sua biologia , perché il primo passo da fare nell’ottica di una coesistenza uomo-lupo è quello della conoscenza. Con questa ricerca vogliamo farvi conoscere in modo dettagliato la vita sociale del lupo perchè se non sappiamo con chi abbiamo a che fare, se non conosciamo chi condivide da secoli il territorio con noi, allora non è possibile nemmeno teorizzare un modello di convivenza e tolleranza reciproca. In Italia sono moltissimi i ricercatori e le ricercatrici che si impegnano quotidianamente nel diffondere informazioni corrette e oggettive sul ritorno e sulla vita del lupo. Tante sono anche le organizzazioni e associazioni che si impegnano in questo operato.    

Prima di tutto è importante specificare che la biologia del lupo, da cui anche il comportamento, è profondamente calata nel contesto in cui il branco o l’individuo si trovano. E che può variare ampiamente proprio in dipendenza delle condizioni che i lupi vivono. Spieghiamoci meglio: i lupi, come tutti gli animali, non sono robot che eseguono meccanicamente e ripetitivamente delle azioni a prescindere dal contesto esterno: che siano in pianura o in montagna, in presenza di centri abitati o meno, con una disponibilità più o meno elevata di prede, essi modellano i propri comportamenti sulla base di questi fattori, adattandovisi. Un po’ come facciamo noi umani. Nonostante questa flessibilità comportamentale si possono delineare delle caratteristiche comuni che adesso descriveremo. Buona lettura!  

Lupo Appenninico

Lupo Appenninico – Fonte: Canva

La Vita Sociale del Lupo

Questo affascinante mammifero è in primis un animale sociale e proprio la vita sociale del Lupo è affascinante e coinvolgente. Esso infatti si organizza in branchi che sono semplicemente unità famigliari, caratterizzate però da una interessante struttura gerarchica. Al vertice generalmente troviamo il maschio e la femmina capobranco, coppia monogama stabile, cui seguono i figli degli anni precedenti e i cuccioli dell’anno. Il branco come nucleo sociale è fondamentale per lo svolgimento di diverse attività: caccia, difesa del territorio e l’allevamento della prole. Anche la riproduzione ovviamente è un fattore fondamentale: all’interno della famiglia, però, sono solo il maschio e la femmina dominanti a poter dar vita a una progenie; questo è un efficace meccanismo di controllo alla crescita della popolazione.

La gerarchia che si instaura naturalmente nel gruppo non è da interpretare con i nostri occhi umani, bensì tramite l’utilità che essa rappresenta, ovvero il mantenimento della coesione tra i membri che si traduce quindi in una maggiore efficienza di tutte le attività che costituiscono la vita del branco. Spesso si sente parlare di lupi alpha, beta e omega. Questi termini, oggi in disuso, facevano riferimento ai primi studi svolti su lupi in cattività, indicativamente intorno agli anni ’70, dove gli ordini gerarchici tra membri che non derivavano dalla stessa famiglia venivano determinati da dinamiche differenti da quelle esistenti tra genitori e figli.

Piccoli o grandi branchi?

Per formare un branco bastano già 4-6 individui, numeri che in Italia rappresentano le dimensioni medie. Spesso i media ci presentano video di immensi branchi di 20 o più individui, situazione che può verificarsi in aree geografiche molto ampie come possono essere le terre del Nord America, in cui le prede presenti sono di grosse dimensioni, per cui per appropriarsene è necessario un numero elevato di unità. Questa eventualità in Italia non potrebbe mai presentarsi, a maggior ragione sul “piccolo” massiccio del Monte Pisano dove, come abbiamo già detto nell’articolo precedente, non potrebbero stabilirsi più di uno-due branchi al massimo.

Non tutti i giovani lupi restano nel gruppo nativo: c’è chi si allontana, a volte anche forzatamente, in genere tra gli 1-2 anni d’età, mettendo in atto quella che viene chiamata in gergo scientifico “dispersione”. Questa è una fase di vita solitaria: i giovani lupi in dispersione possono percorrere anche centinaia di km prima di trovare una compagna/o con cui fondare un nuovo branco in un luogo ritenuto idoneo. Durante questa fase di allontanamento dal gruppo di origine non sono pochi i pericoli che si trova ad affrontare il giovane lupo: le insidie sono numerose, dagli incidenti stradali agli scontri con branchi di altri territori, fino ai casi più drammatici di morte per avvelenamento da parte dei bracconieri.

Una volta stabilitosi in un luogo adatto, che presenti abbondanti prede e disturbo umano ridotto, e data origine a una nuova famiglia, questa lo occupa in maniera permanente ed è oltretutto l’unica presente: a nessun altro branco è concesso entrare in quella ben definita porzione di territorio. Questo per chiarire che in una determinata area dove siano già presenti dei lupi non è possibile che ne subentrino altri! La delimitazione del territorio avviene tramite feci e urina e, a livello vocale, attraverso i famosi e suggestivi ululati che hanno stimolato la nostra fantasia sin dai tempi più antichi.

La riproduzione

Il periodo riproduttivo cade indicativamente tra Gennaio e Marzo: avvenuto l’accoppiamento, la gestazione dura all’incirca 60 giorni, con le nascite che avvengono in primavera e portano alla luce una media di 3-4 cuccioli per madre. Questi, inizialmente cechi e sordi, restano nella tana con la mamma bevendone il latte; dopo un po’ iniziano i primi assaggi di carne predigerita dai fratelli più grandi, che contribuiscono al loro allevamento. Iniziate le prime esplorazioni fuori dalla tana, cominceranno a confrontarsi tra loro tramite il gioco, che aiuterà anche a rinsaldare il loro legame. Il gioco nel regno animale è di estrema importanza; nel caso del lupo anche gli adulti, oltre ai giovani, si dedicano a questa attività.

Cosa mangia il lupo?

Il lupo, come ben sappiamo, è un animale carnivoro. Le sue prede preferite sono ungulati come caprioli, cinghiali, cervi, ecc. Ma in situazioni avverse non disdegna anche animali di media taglia, come le lepri e le marmotte, e neppure frutta selvatica. Sul Monte Pisano esso si può nutrire di cinghiali, lepri, bacche, ma anche di eventuali carcasse trovate nel bosco. Si tratta infatti di una specie opportunista, che in base alla disponibilità riesce a sfruttare ciò che trova lungo il suo cammino. Per quanto riguarda la predazione di animali domestici, delicatissimo tema, questa è frutto più dell’accessibilità delle prede che della loro disponibilità in termini quantitativi. Questo dato scientifico è importante perché ci suggerisce che per prevenire i casi di predazione sui domestici è di fondamentale importanza proteggere il più possibile i propri animali, sia con recinzioni adeguate sia con l’aiuto degli ormai famosi cani pastori maremmani, se siamo allevatori. Rendendo svantaggiosa la predazione sui domestici, in termini di rischio e spesa energetica, allora si costringe il lupo a cercare altrove.

Cinghiale

Cinghiali – Fonte: Canva

Il lupo sul Monte Pisano

Il lupo appenninico è una presenza storica sul territorio del Monte Pisano e di tutta la penisola; risultò quasi estinto il secolo scorso a causa di una caccia indiscriminata. Questa sparizione ci fece dimenticare della sua ancestrale presenza, restando in vita solo nelle favole, nei sogni, nei miti. Ma il lupo non è nè buono nè cattivo: è invece una specie chiave, come affermano gli ecologi, ovvero fondamentale per l’equilibrio di tutto l’ecosistema, e la sua presenza ha effetti benefici diretti e indiretti che vanno dal controllo degli ungulati fino al rinnovo della  vegetazione. Stiamo pur certi che non è interessato a mangiarci nè ad avere alcun tipo di interazione con noi.

 

“Il mondo ha bisogno del sentimento di orizzonti inesplorati, dei misteri degli spazi selvaggi.

Ha bisogno di un luogo dove i lupi compaiono al margine del bosco, non appena cala la sera, perché un ambiente capace di produrre un lupo è un ambiente sano, forte, perfetto.”

George Weeden, 1958

 

Fonti:

Bibliografia

– L’antico cacciatore ritorna sulle Alpi. Il lupo: chi è, come riconoscerlo, come interagisce con gli ungulati di montagna. Pubblicazione a cura del Gruppo Conservazione del Progetto LIFE WOLFALPS – 2016.

– Ciucci P., Boitani L., Maugeri S., Budano I., I quaderni del Parco: conoscere il lupo. A cura dell’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, 2013.

-Distribuzione ed Ecologia del lupo nel Parco dell’Appennino Lucano e conflitto con la zootecnia. Tesi di Laurea di Sommese A., Università degli Studi di Napoli Federico II, A.A. 2011-2012.

 

Sitografia:

 

 

 

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Margherita Bianchi

Ciao, il mio nome è Margherita e sono una Naturalista. Fin da bambina ho nutrito un grande amore per la natura e con il tempo è sorto in me il desiderio di contribuire alla sua protezione. Mi sto attualmente specializzando in Conservazione ed Evoluzione presso l’Università di Pisa. Amo la scrittura come forma di espressione personale; mi piace attraverso di essa parlare di ciò che vedo da una prospettiva sia scientifica che personale. Spero con i miei articoli di accendere una scintilla di fascinazione per l’incredibile varietà di esseri che ci circonda e di far comprendere l’importanza della loro salvaguardia.