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Muretti a secco: ponti di pietra tra uomo e natura

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I muretti a secco sono una testimonianza preziosa sul passato dell’uomo, riguardando al contempo anche il suo presente. Inoltre, il loro ruolo volto a soddisfare un bisogno umano non ha impedito che queste costruzioni si integrassero con la natura, arrivando a costituire un appoggio, in tutti i sensi, per la fauna e la flora selvatiche.

Che cosa sono i muretti a secco?

Secondo la definizione Unesco, i muretti a secco sono particolari costruzioni in pietra che non presentano l’utilizzo di altri materiali che fungano da leganti. Le pietre sono accuratamente selezionate e posizionate l’una sopra l’altra in modo da far scaricare il peso della pietra soprastante sulle due sottostanti, dettaglio che rende i muretti strutture particolarmente stabili.

Maurizio Bertolini, esperto nella costruzione dei muretti a secco e che abbiamo intervistato per questo articolo, li definisce muri a gravità, che si reggono grazie al loro stesso peso. Queste strutture sono altresì preventive nei confronti di frane e altre tipologie di dissesto idrogeologico.

La presenza di queste costruzioni modella il paesaggio facendo sì che divengano parte di un immaginario collettivo, anche di chi non li ha costruiti e non li ha vissuti.

Maurizio Bertolini, quale storia ci raccontano i muretti a secco? A che cosa servivano ieri e a cosa servono oggi?

“I muretti a secco sono stati utilizzati in passato per sviluppare un tipo di agricoltura in zona disagiate, non favorevoli, come i terreni a pendio. In tali luoghi chi cominciava a lavorare il terreno per la coltivazione, scavava e trovava pietre, che dunque venivano utilizzate. Quindi le pietre costituenti i muretti non provengono da chissà dove, ma direttamente dal luogo in cui sono state rinvenute. Quando pensiamo ai paesaggi terrazzati la nostra mente ci porta subito ai muretti a secco, ma questi non sono che una delle componenti di tale tipologia di paesaggio”.

Il paesaggio terrazzato

E infatti i muretti a secco plasmano quello che viene chiamato “paesaggio terrazzato”. Pensiamo all’estensione di queste costruzioni nei soli comuni di Calci, Vicopisano e Buti: all’incirca 2000 km! Terrazzamento è un termine ombrello che racchiude le varie modalità di modifica della morfologia di un pendio, per renderlo adeguato alla coltivazione. Solitamente il muro a secco costituisce ciò che viene chiamato “argine del terrazzamento” cioè la parte che contiene il coltivo o terrapieno. Le pietre costituenti i muretti sono grossolane e di diverse dimensioni: quelle più grosse costituiscono lo scheletro portante, mentre le più piccole sono incastrate negli interstizi e le fessure tra una pietra grossa e l’altra, così da garantire più stabilità.

Al muretto viene sempre associato poi un sistema di regimazione delle acque che contribuisce al mantenimento della stabilità del versante.

Prosegue Bertolini: “Alla base di ogni terrazzamento c’era un piccolo canale di scolo delle acque. Il muretto a secco infatti favorisce il drenaggio dell’acqua, e quindi si presta particolarmente bene alla coltivazione di quelle piante che non tollerano il ristagno idrico, come l’olivo e la vite. Inoltre, dà stabilità al versante che è stato disboscato e bonificato per lasciare spazio al terrazzamento”.

…Non solo sul Monte Pisano

L’arte e il fenomeno “muretti a secco”, dichiarato patrimonio immateriale Unesco, è elemento essenziale anche del paesaggio di altre zone geografiche. Caratteristico di aree rurali, per i motivi che abbiamo descritto sopra, in zone di pendenza e scoscese, dal mare fino ai rilievi montuosi. Al di fuori dell’Italia, li ritroviamo per esempio anche in Slovenia, Croazia, Grecia, Francia e Cipro.

 

Progetto PIT

Grazie a un bando PIT (piano integrato territoriale) svoltosi nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Toscana, dal 2018 al 2022 sul Monte Pisano sono stati ricostruiti più di 4300 mq di muretti a secco, con le relative strutture per lo scolo delle acque. L’occasione ha portato anche ad un importante lavoro di ripristino dei terrazzamenti, il miglioramento della rete sentieristica del Monte e la realizzazione (fondamentale) di recinzioni per la protezione dagli animali selvatici.

L’azienda che si costituì capofila dei lavori fu Timesis Srl. Seguirono le aziende Pardi associati, PFM, NET7, con la collaborazione del CAI di Pisa. Lo scopo del progetto era quello di valorizzare e tutelare il paesaggio del Monte Pisano, oltre ad impegnarsi e attivarsi collettivamente per la prevenzione di fenomeni di dissesto idrogeologico. La partecipazione è stata notevole, grazie al coinvolgimento di enti pubblici così come di privati cittadini.

Non sono mancati anche progetti paralleli, ovviamente inerenti, come quello della Scuola Superiore Sant’Anna sulla “Gestione delle Sistemazioni Idraulico-Agrarie nel Monte Pisano”, e l’analisi comparativa eseguita dall’erpetologo e ricercatore Marco A. L.  Zuffi (e il suo team) dell’Università di Pisa sulla presenza di rettili nelle olivete del Monte, di cui parleremo più approfonditamente qui di seguito.

La Natura conquista

Il muretto a secco è una struttura viva, favorendo l’insediamento di piante erbacee e fauna locale che tra le pietre trova rifugio”. Così prosegue la chiacchierata con Maurizio, che si sposta da un ambito più storico e umano ad uno più contemporaneo ed ecologico. Infatti, camminando a lato di un muretto, noteremo senz’altro spuntare tra una fessura e l’altra piante grasse, felci, muschi, licheni, fiori colorati. Non solo: anche ai piedi e in cima al muretto potremo scorgere interessanti e rare entità vegetali, come le orchidee spontanee. Ma c’è di più, perché anche gli animali selvatici come lumache e chiocciole, insetti, rettili e piccoli mammiferi non si lasciano sfuggire l’occasione di trovare un riparo negli interstizi dei muretti. Che i rettili si trovino bene nelle olivete del Monte Pisano è stato dimostrato grazie a uno studio coordinato dal Professor M. A. L. Zuffi dell’Università di Pisa. È stata analizzata in particolare la presenza della lucertola muraiola e la lucertola campestre, esplorando sei siti diversi del Monte Pisano, ma sono stati osservate anche diversi altri rettili, tra cui gechi e serpenti (non velenosi!).

Tornando alla vegetazione erbacea, questa è benefica per i muretti, contrariamente a quella arbustiva che può anche danneggiare la struttura degli stessi. Le erbacee infatti, assorbendo acqua dalle radici prelevano umidità e grazie all’evotraspirazione la portano fuori dal muretto. Assieme creano un saldo cuscinetto che frena la caduta delle pietre. Durante l’inverno, invece, queste ultime vengono scaldate dai raggi solari formando microclimi più caldi assolutamente benefici sia per flora che per la fauna.

Dunque, sul Monte Pisano queste costruzioni affascinanti sono presenti storicamente da centinaia di anni e oltre alla loro immortale storia, conferiscono al suo paesaggio un’aura ancora più fiabesca…Dunque incamminiamoci e osserviamo!

 

Fonti

Bibliografia:

  • Casella F., Bonari E., Galli M., Rizzo D., La gestione delle sistemazioni idraulico-agrarie nel Monte Pisano, Scuola Superiore Sant’Anna, 2009.
  • Zuffi M. A. L., Lucertole e uliveti…Il posto migliore dove vivere. Un’analisi comparativa, Università degli Studi di Pisa, 2022.

Sitografia:

 

 

 

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Margherita Bianchi

Ciao, il mio nome è Margherita e sono una Naturalista. Fin da bambina ho nutrito un grande amore per la natura e con il tempo è sorto in me il desiderio di contribuire alla sua protezione. Mi sto attualmente specializzando in Conservazione ed Evoluzione presso l’Università di Pisa. Amo la scrittura come forma di espressione personale; mi piace attraverso di essa parlare di ciò che vedo da una prospettiva sia scientifica che personale. Spero con i miei articoli di accendere una scintilla di fascinazione per l’incredibile varietà di esseri che ci circonda e di far comprendere l’importanza della loro salvaguardia.