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8 Set

Pianosa: tra natura e detenzione

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Cosa lega un’isola circondata da acque turchesi in mezzo al Mar Tirreno ed un inespugnabile fortezza un tempo occupata dai peggiori criminali italiani?

Siamo a Pianosa, un’isola dell’arcipelago Toscano a pochi chilometri a sud dell’Isola d’Elba. Tra tutte le isole dell’Arcipelago, proprio come dice il nome, Pianosa ha una quota massima di 29 m.s.l.m. in quanto tutto il suo terreno emerso è prevalentemente pianeggiante. Un’isola che porta con sé millenni di storia, basta pensare che a Pianosa sono state trovate tracce risalenti al paleolitico superiore, che c’è una fitta rete di catacombe e che addirittura Napoleone Bonaparte ha vissuto a Pianosa per diverso tempo lasciando tracce del suo passato ancora oggi apprezzabili. Pianosa: tra natura e detenzione

Visitare Pianosa

Pianosa, diversamente da Gorgona e Montecristo dove l’accesso è totalmente proibito salvo visite organizzate con posti limitati, può essere raggiunta in autonomia tramite traghetti di linea o charter che la collegano all’Elba e al porto di Piombino. L’isola è suddivisa in due aree ben delimitate: Il paese di libero accesso che occupa una minima parte di Pianosa e l’ex carcere che si estende su tutto il resto della superficie emersa. Proprio l’accesso all’ex area carceraria che ancora oggi viene frequentata da detenuti del carcere di Porto Azzurro dell’Isola d’Elba è aperta alle visite ma solo con tour organizzati da guide autorizzate dal Parco.

Attenzione: Pianosa è un isola molto particolare la cui custodia e preservazione nel tempo è anche responsabilità di chi la visita. Il paese quasi totalmente abbandonato può essere visitato in autonomia ma l’accesso alle strutture anche se aperte, l’asportazione di beni anche se abbandonati alle intemperie e il danneggiamento in generale è vietato sia per legge sia per dovere morale verso la storia dell’isola

Come prenotare una visita

Prenotare una visita a Pianosa è diventato negli anni sempre più semplice, infatti molte guide organizzano partenze da Piombino nei fine settimana con visite guidate a piedi lungo itinerari differenti in lunghezza e difficoltà adatti a grandi e piccini. Noi abbiamo visitato Pianosa con le guide di Azimut Treks che ci sentiamo di consigliarvi per la loro professionalità, cortesia e conoscenza del territorio. Vi basterà infatti scegliere la data, prenotare e salire a bordo del traghetto, a tutto il resto penseranno loro per regalarvi una giornata inaspettata in un vero e proprio paradiso naturale.

Adesso…Parliamo dell’isola

L’isola come detto precedentemente si divide in due aree, una è quella del paese ad oggi quasi totalmente disabitato dove l‘Associazione per la difesa di Pianosa da sempre si impegna per la valorizzazione di questo luogo unico nel suo genere e un tempo molto popoloso. Nel paese troviamo ad esempio l’antico porto, il Forte Teglia: voluto da Napoleone Bonaparte come caserma al tempo inespugnabile, la casa dell’Agronomo oggi totalmente ristrutturata, l’albergo Milena unica struttura ricettiva dell’isola e il grande punto ristoro affiancato dal centro visite dell’isola. Tante altre strutture caratterizzano il paese che merita senza dubbio una visita in solitaria, per immergersi nel silenzio dell’isola, “disturbato” soltanto dalle onde che si infrangono sulle scogliere e dal cinguettio degli uccelli.

Una netta linea tra bene e male

L’isola di Pianosa nel suo passato più moderno è stata sede di un carcere che per diverso tempo ha ospitato anche la sezione di massima sicurezza detta 41-bis. Un passato assai comune per le isole dell’arcipelago, basti pensare che l’isola di Gorgona ancora oggi svolge la funzione di Casa di Reclusione e che in piccola parte Pianosa offre a detenuti di altri istituti la possibilità di lavorare e scontare la pena in modo alternativo rispetto ai tradizionali carceri italiani. (Qui è disponibile un articolo sulla nostra visita a Gorgona)

Ma come dividere un paese abitato da comuni cittadini e un carcere popolato da persone che stanno scontando pene anche per crimini molto gravi?

Il carcere di Pianosa era ben diverso dalle carceri tradizionali, non era costituito da un unico edificio in cemento armato circondato da filo spinato ma era, e ancora oggi lo è in parte, diffuso sul territorio dell’isola. Le sezioni di massima sicurezza, le celle a regime ordinario, le abitazioni degli agenti, la chiesa e tutte le aree agricole adibite al lavoro dei carcerati a poca distanza dalla scuola, il bar, le abitazioni dei civili.

Oltre le mura di Pianosa

Un lungo muro perimetrale in cemento armato costruito negli anni 70 divide in due l’isola, non proprio in parti uguali infatti l’area lasciata ai civili ricopre solo una piccola porzione. Un muro di cemento armato dal discutibile aspetto che per anni ha delimitato il confine tra libertà e detenzione, tra bene e male. Miglioria strutturale delle antiche mura del carcere ancora oggi visibili a pochi metri dalla più moderna cinta voluta dal Generale Dalla Chiesa.

Una linea netta che come anticipato divideva e divide ancora oggi il civile dal detenuto ma che al suo interno ha una zona “promiscua” dove le due popolazioni potevano in modo molto protetto condividere un momento molto importante: la messa. La chiesa di Pianosa infatti era l’unico luogo dove queste due comunità si andavano ad incontrare, senza mescolarsi ma condividendo un comune credo.

Il carcere

Entrati nel carcere tutto cambia, un mix di strutture moderne e meno moderne si impone lungo il tracciato che porta verso il settore nord dell’isola con edifici spesso abbandonati e lasciati al degrado ma che al contempo danno nell’immediato un’immagine di quella che era la vita dentro il carcere. Celle oggi aperte e aggredite dalla ruggine, strutture produttive e uffici abbandonati che la natura si sta piano piano riprendendo lasciano spazio alla grande distesa pianeggiante dell’isola lungo una strada che come una spina dorsale taglia in due Pianosa. Basta percorrere pochi chilometri per trovare l’area dei pollai, una zona dalle origini antiche ma allo stesso tempo oggi ancora ben tenuta dove i detenuti coltivano ortaggi e frutta in completa autonomia. Una volta pollai, oggi dalla pianta schematica e ricchi di colori dove chi ha commesso degli errori ha la possibilità di contribuire con il proprio lavoro dando alla luce frutta e vegetali di ottima qualità.

Una fortezza nella fortezza

Lasciati i pollai, la spina dorsale di Pianosa che corre verso nord concede una veloce e fugace vista su quella che era una vera e propria fortezza all’interno di una fortezza a sua volta circondata dal mare. Si tratta della sezione 41-bis denominata “Sezione Agrippa”. Qui non esistevano orti, sconti di pena o vita all’aperto. I detenuti del 41-bis facevano il carcere duro. In isolamento, lontani da tutto e da tutti, per scontare pene lunghe o dalla durata indeterminata a causa dei trascorsi mafiosi o terroristici. Oggi la sezione Agrippa è completamente abbandonata e la visita purtroppo non è concessa ma solo la sua presenza in lontananza come una cattedrale nel deserto fa capire quanto fosse importante per quell’epoca segregare chi all’interno vi scontava una pena lontano da qualsiasi influenza esterna.

Tra natura e storia

La visita di Pianosa prosegue. Tante sono le strutture lungo il percorso: come l’ex sanatorio e la sua storia, il porto romano, le varie torrette di avvistamento usate durante il periodo di vita del carcere per controllare le acque limitrofe all’isola e che ancora oggi garantiscono il divieto di accesso non autorizzato alla costa. Il paese poi, oltre ai suoi edifici più importanti, nasconde piccoli segreti caduti nell’oblio come l’antica centrale elettrica che per decenni ha fornito energia alle attività del carcere prima che l’intera isola venisse collegata alla rete nazionale tramite un cavo sottomarino.Il faro, il vecchio porto con l’area per la quarantena dei capi di bestiame ma anche la caserma dei Carabinieri ad oggi ancora operativa ed un centro di ricerca del CNR. Visitare Pianosa è secondo noi una cosa da fare almeno una volta nella vita soprattutto per chi vive in Toscana poichè come luogo può veramente stupire. Le sue acque cristalline, la storia, i panorami e tutto ciò che caratterizza questa perla nel Tirreno possono veramente fare innamorare che vi mette piede.

Qua sotto trovate tutte le foto scattate durante le nostre visite a Pianosa con la descrizione di ciò che vi stiamo mostrando. Sull’isola nei giorni di visita è aperto anche il Museo con tutta la storia di Pianosa gestito dai volontari dell’ “Associazione per la difesa dell’Isola di Pianosa” inoltre è possibile scoprire la fitta rete di catacombe dell’Isola e il centro visite del parco con possibilità di noleggiare bici, kayak e prenotare visite in carrozza.

Galleria fotografica

L’insegna del negozio di Sali e Tabacchi dell’Isola ormai chiuso da molti anni

L’edificio delle Poste e dei Telegrafi oggi ristrutturato e sede dell’Associazione

Forte Teglia, che si mostra in tutta la sua imponenza a chi giunge sull’isola. Storia completa disponibile a questo link

L’ingresso principale all’antico porto con vista sull’Isola d’Elba

Versante nord dell’Isola di Pianosa con vista sull’Isola d’Elba

Isola di Montecristo a sud dell’isola di Pianosa

Farmacia dell’Isola a pochi metri dalla prigione

L’ex centrale elettrica di Pianosa (oggi l’isola è collegata con un cavo sottomarino all’Isola d’Elba)

I campi sportivi dell’isola ormai abbandonati

Una delle più moderne sezioni del carcere

Torrette di avvistamento per il controllo del perimetro dell’isola oggi ancora attive ma impresenziate

Torretta di avvistamento sul perimetro terrestre dell’isola

Ex-sanatorio a nord dell’isola

Altra vista del sanatorio a nord dell’isola di Pianosa

La casa dell’Agronomo oggi totalmente ristrutturata

Il faro dell’isola di Pianosa

Una pergola ben tenuta all’interno dell’area degli orti

Gli orti ricavati dagli ex pollai della casa di reclusione

Abitazioni delle guardie alcune ancora oggi abitate

Una tipica via nel paese di Pianosa

Una porzione della strada sterrata che attraversa l’isola

L’interno di una delle sezioni di detenzione fotografata dall’esterno

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Thomas Gronchi

Sono un ragazzo che ama la natura ed il territorio. Credo che con le nuove tecnologie ognuno possa esprimere al meglio le proprie passioni e condividerle. La mia è quella di mostrare il mondo che mi circonda a tutti, mediante la fotografia e la scrittura. Ho la fortuna di poter condividere con tutti voi i miei scatti ed i miei articoli perciò spero di entrare nei vostri cuori con i miei contenuti.