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Monte Pisano / Il Territorio  / Ripafratta sotterranea – Il fosso del Mulino
22 Gen

Ripafratta sotterranea – Il fosso del Mulino

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Il fosso del Mulino, Storia e tecnica.

Sia che tu passeggi per San Giuliano Terme o che tu stia andando a Pisa, il fosso del Mulino farà sempre capolino lungo la tua strada. Conosciuto anche come canale demaniale di Ripafratta e Fosso Macinante, questo corso d’acqua viene alimentato dal fiume Serchio e si collega direttamente all’altro grande corso d’acqua, Il fiume Arno.

Il percorso è noto a tutti  i frequentatori del lungo-monte nord occidentale, infatti partendo da Ripafratta il corso del fosso del Mulino attraversa Pugnano, Molina di Quosa, Rigoli, Orzignano e taglia a metà il capoluogo di San Giuliano Terme. Da qui una curva a gomito fa abbandonare al fosso il cammino parallelo al Monte Pisano per dirigersi lungo la via del Brennero fino al centro storico di Pisa, non prima di aver attraversato il fiume Morto all’altezza della località La Figuretta, “sovrapassandolo” letteralmente con un ponte non destinato ad automobili nè pedoni ma a far passare l’acqua del canale, sopra a quella del fiume sottostante senza alcun contatto.

La nascita

Quello di cui vogliamo parlare in questo articolo però non è tanto il percorso del canale, degno comunque di nota vista la vita che negli anni si è creata intorno a quelle acque, bensì della sua sorgente e dell’opera ingegneristica da sempre nascosta sotto al paese di Ripafratta che rende possibile l’esistenza di questo piccolo ma estremamente importante canale.

Ci troviamo poco distanti dalla chiesa di Ripafratta, del fosso nessuna traccia; il paese quasi arroccato sulla collina è composto da un miscuglio omogeneo di storia e modernità, tra torri medioevali come quella del Centino e Niccolai, la famosa Rocca di San Paolino, per passare poi ad abitazioni più moderne.

Il “varco” tra la vita di tutti i giorni ed il cuore sotterraneo di Ripafratta non è sfarzoso, vederlo è impossibile se non si è del luogo o se ne conosce l’esistenza.

Una piccola porta in legno infatti divide la strada principale dalla scala che porta giù verso l’antico Porto di Ripafratta, un luogo dove fino ai primi anni del 900’ arrivavano barche pronte a caricare i prodotti dei mulini locali e frantoi per portarle direttamente dentro la città di Pisa e da lì nei panifici, forni e botteghe. La forza dell’acqua infatti per molti anni ha mosso le pale di mulini e macine portando il piccolo borgo a crescere esponenzialmente grazie alla lavorazione dei prodotti offerti dalla natura e coltivati localmente.

Il porticciolo

L’accesso oggi è molto piccolo, una scaletta in pietra infatti conduce quasi all’altezza dell’acqua che scorre a circa 4-5 metri sotto l’abitato di Ripafratta, passando sotto alle abitazioni. A destra e a sinistra il fosso del Mulino sparisce in due gallerie dove l’oscurità fa da padrona: da un lato il fiume Serchio che con due enormi tubi porta le sue acque in questo piccolo e tranquillo canale, dall’altro invece il lungo tunnel che porta fino all’uscita all’aria aperta a circa 500 metri più a valle. Guardando bene nei canali però si possono vedere le nicchie nelle quali in antichità le barche si fermavano per caricare i prodotti calati direttamente dai piani superiori con sistemi a corda o scivoli. Quello che oggi è infatti un canale privo di presenza umana (tranne purtroppo per i rifiuti sul letto sabbioso) fino ad un secolo fa era un luogo popolato da lavoratori, dove le vite si intrecciavano ed ognuno faceva la propria parte per muovere l’economia del paese e le sue merci.

 

La visita ovviamente non dura molto tempo, però con un occhio molto vigile ed attento si possono notare diversi dettagli  interessanti. Il primo di fronte a noi può darci importanti  informazioni, infatti si tratta di un’antica lastra in pietra  che riporta ancora incise  le metriche  per misurare  la profondità dell’acqua. Fin qui potrebbe risultare tutto normale, ma quello che salta subito all’occhio è che l’acqua durante la nostra visita è alta non più di quaranta centimetri mentre la lastra segna un metro e venti; infatti nei secoli di vita del Fosso del Mulino si sono accumulate decine di centimetri di fango e terra provenienti soprattutto dal letto naturale del fiume Serchio che hanno nascosto il secondo dettaglio importante, ovvero una banchina in mattoni e cemento che percorreva tutti i tunnel usata probabilmente come molo di attracco sotterraneo per le imbarcazioni in fase di carico.

Il muraglione

Usciamo dai sotterranei per incamminarci nel luogo dove effettivamente il canale nasce. Attraversiamo la ferrovia e troviamo di fronte a noi un enorme muraglia in pietra che divide due corsi d’acqua impetuosi che non hanno niente a che vedere con il nostro fosso tranquillo e limpido.

Qua sotto a quest’altra maestosa opera idraulica si trovano le cateratte ovvero due enormi “rubinetti” che controllano il flusso dell’acqua. Oggi le cateratte sono controllate elettronicamente da remoto mantenendo un apporto d’acqua costante in ogni stagione. In passato venivano manovrate invece manualmente come vedremo nel prossimo paragrafo.

Sulla sinistra invece si può ancora intravedere il vecchio ponte da cui passava la prima parte del Fosso ancora non interrata precedentemente alla costruzione dell’altro canale artificiale: l’Ozzeri, che nella foto soprastante è visibile sulla sinistra del muraglione.

La ruota

Per concludere la visita, tornando verso il borgo di Ripafratta, nascosti sotto un’auto parcheggiata e dalle foglie cadute: si possono ammirare questi raggi di ruota in pietra. Per molti potrebbero sembrare normali opere civili magari per controllare l’acqua o per rinforzare il terreno, invece si tratta di pietre installate li col fine di aumentare la presa dei piedi degli addetti che dovevano aprire e chiudere manualmente le paratoie di alimentazione del canale mediante un’enorme ruota posta al centro di quei raggi.

 

Salviamo la Rocca!

La visita è durata non più di quarantacinque minuti, oltre alle opere di ingegneria civile è stato possibile anche visitare la chiesa del paese ed il suo campanile, ricavato da una torre medioevale molto simile alle altre tre opere difensive che circondano Ripafratta.

Per coloro che volessero provare in prima persona e visitare il piccolo borgo di Ripafratta, domenica 15 marzo si terrà la visita guidata “I segreti di Ripafratta”.

Il paese è raggiungibile comodamente in treno da Pisa, Lucca e San Giuliano Terme scendendo nell’omonima stazione a poche centinaia di metri dal punto di ritrovo.

Per info e prenotazioni è possibile scrivere a visite@salviamolarocca.it  o su WhatsApp al +39 3398358584.

Ringraziamo l’Associazione “Salviamo La Rocca” di Ripafratta nella figura specifica di Francesco Noferi per l’eccellente spiegazione tecnica e storica, l’accesso ai luoghi nascosti ed il totale supporto. Ricordiamo infine che la suddetta associazione organizza periodicamente eventi atti a promuovere il piccolo borgo e la sua Rocca mediante visite guidate, rievocazioni storiche e convegni.

 

 

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Thomas Gronchi

Sono un ragazzo che ama la natura ed il territorio. Credo che con le nuove tecnologie ognuno possa esprimere al meglio le proprie passioni e condividerle. La mia è quella di mostrare il mondo che mi circonda a tutti, mediante la fotografia e la scrittura. Ho la fortuna di poter condividere con tutti voi i miei scatti ed i miei articoli perciò spero di entrare nei vostri cuori con i miei contenuti.