Villa Roncioni: costumi del cinema in una villa del Monte Pisano

Una dimora fra Pisa e Lucca, un parco romantico e un archivio di costumi nati per il palcoscenico e il grande schermo. A Pugnano, nel comune di San Giuliano Terme, Villa Roncioni riserva una sorpresa a chi si aspetta soltanto saloni e memorie di famiglia.

La villa ospita la sede d’archivio della Fondazione Cerratelli, che custodisce l’eredità di una storica sartoria fiorentina dello spettacolo. Fra i costumi della collezione ci sono quelli di Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, disegnati da Danilo Donati.

Il collegamento non è quindi una semplice suggestione cinematografica. Qui la storia del costume incontra quella di un luogo che, molto prima di accogliere abiti di scena, aveva già investito nella produzione della seta.

Come un guardaroba teatrale è arrivato a Pugnano

La storia comincia lontano dalla villa, a Firenze nel 1914, quando il baritono Arturo Cerratelli fondò la Casa d’Arte che portava il suo nome, rilevando la precedente sartoria teatrale di Oreste Aliandri.

L’attività crebbe fino a lavorare per grandi teatri italiani e internazionali, dal Teatro Colón di Buenos Aires al Metropolitan di New York. Alla produzione per il palcoscenico si affiancò quella cinematografica.

Nel 2005, per volontà di Floridia Benedettini e della famiglia Cerratelli, nacque la Fondazione, con l’obiettivo di conservare e rendere studiabile quel patrimonio, insieme alle creazioni dell’Atelier Carnet di Pisa.

L’arrivo a Villa Roncioni aggiunse un nuovo capitolo: nel dicembre 2011 venne inaugurata qui un’esposizione dei costumi, avviando il rapporto fra la dimora e la collezione.

Non si tratta, dunque, del guardaroba degli antichi proprietari. Gli abiti raccontano soprattutto il lavoro di una sartoria che ha contribuito a costruire l’immaginario dello spettacolo del Novecento.

Romeo e Giulietta: un Oscar cucito a Firenze

Un esempio basta a rendere concreto questo legame.

Per il film Romeo e Giulietta del 1968, diretto da Franco Zeffirelli, i costumi furono ideati da Danilo Donati e realizzati dalla sartoria Cerratelli. Nel 1969, Donati ricevette l’Oscar per i migliori costumi.

La distinzione fra ideazione e realizzazione è importante. Dietro l’abito che compare sullo schermo ci sono il progetto del costumista e il lavoro necessario per trasformarlo in qualcosa che un interprete possa indossare.

Nel 2023, Villa Roncioni ha ospitato una mostra dedicata proprio ai costumi di quel film, nell’ambito di un’iniziativa di studio sul costume teatrale.

Riconoscere un abito visto al cinema può essere il primo motivo di curiosità. Il secondo è accorgersi che ciò che sullo schermo sembra appartenere naturalmente a un personaggio è il risultato di scelte, materiali e lavorazioni.

Perché conservare un costume quando lo spettacolo è finito?

Un costume nasce per essere utilizzato. Può tornare in scena, essere conservato per un nuovo allestimento oppure diventare una testimonianza di uno spettacolo passato.

L’archivio Cerratelli si è formato anche attraverso queste necessità pratiche, prima di essere riconosciuto come patrimonio da studiare. Conservare l’abito significa conservare informazioni sul lavoro che lo ha prodotto, non soltanto il ricordo di chi lo indossava.

La catalogazione sviluppata con l’Università di Pisa mette in relazione i manufatti con gli spettacoli, i costumisti e le tecniche sartoriali. La documentazione permette di passare dalla domanda “di chi era questo vestito?” a una più ampia: “come e perché è stato realizzato?”.

E non tutto è fatto di sete preziose. Il costume di scena può comprendere anche carta, gomma o plastica, scelte per ottenere un particolare effetto.

Un materiale modesto non rende necessariamente meno interessante un oggetto: può raccontare proprio l’invenzione che lo ha reso efficace sulla scena.

Prima dei costumi, i bachi da seta

La storia della villa è molto più antica di quella della collezione. Da proprietà agricola di origine quattrocentesca, la residenza dei Roncioni assunse nel Settecento l’aspetto che ne caratterizza il corpo principale.

Il complesso non era soltanto un luogo di soggiorno. Nell’Ottocento Francesco Roncioni introdusse innovazioni nell’azienda agricola e nell’allevamento dei bachi da seta.

Da questo interesse nacque la bigattiera, l’edificio destinato alla loro coltivazione. Il progetto fu affidato ad Alessandro Gherardesca, che gli diede un aspetto sorprendente: quello di un’antica abbazia, con bifore, rosoni ed elementi appuntiti.

Dietro la facciata neogotica non si nascondeva però un monastero. C’erano ambienti organizzati per l’allevamento, personale specializzato e registri nei quali annotare i dati del lavoro.

La bigattiera partecipava alla composizione del parco romantico, ma aveva una funzione produttiva concreta.

La seta dei Roncioni e i costumi Cerratelli appartengono a vicende distinte: non documentano una filiera rimasta attiva nel tempo. Offrono però un filo attraverso il quale leggere lo stesso luogo, dalla produzione di una materia prima alla conservazione di manufatti sartoriali.

Una villa da conoscere, senza confondere archivio e mostra

Per inserire Villa Roncioni in una giornata sul Monte Pisano, il riferimento è Pugnano, lungo la strada dell’Abetone e del Brennero, nel territorio di San Giuliano Terme. L’indirizzo indicato dalla Fondazione è via Statale dell’Abetone e del Brennero, 226.

Prima di partire è importante distinguere la villa, la sede d’archivio e le esposizioni temporanee. La presenza dei costumi non implica che l’intera collezione sia sempre esposta o liberamente visitabile.

Occorre contattare la Fondazione all’indirizzo info@fondazionecerratelli.it, chiedendo se siano previste aperture, quali ambienti siano accessibili e quali costumi si possano vedere. Anche l’eventuale accesso al parco e alla bigattiera va verificato separatamente.

Quando viene organizzata una visita, il consiglio è di non cercare soltanto l’abito del film più famoso. Vale la pena soffermarsi anche sulla costruzione di una manica, sui materiali e sui documenti che accompagnano il costume.

Dove si trova Villa Roncioni?

A Pugnano, frazione di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, lungo la strada dell’Abetone e del Brennero. Il riferimento per la sede d’archivio della Fondazione Cerratelli è il numero 226.

Perché a Villa Roncioni ci sono costumi teatrali e cinematografici?

Perché la villa ospita la sede d’archivio della Fondazione Cerratelli, nata per conservare e valorizzare il patrimonio della storica Casa d’Arte fiorentina e dell’Atelier Carnet di Pisa.

I costumi di Romeo e Giulietta appartengono alla collezione?

Sì. La Fondazione conserva costumi del film di Franco Zeffirelli del 1968, ideati da Danilo Donati e realizzati dalla sartoria Cerratelli. Donati vinse l’Oscar per i costumi nel 1969.

Si può visitare Villa Roncioni senza prenotazione?

Non bisogna presumere un’apertura quotidiana. Prima di organizzare la visita, verifica direttamente con la Fondazione aperture, prenotazioni, ambienti accessibili ed esposizioni disponibili.

Fonti e approfondimenti

Storia della sartoria e della Fondazione: Fondazione Cerratelli, presentazione storica, per la fondazione della Casa d’Arte, le collaborazioni, la nascita della Fondazione e il patrimonio conservato. Fondazione Cerratelli

L’arrivo a Villa Roncioni: Marco Barabotti, Museo a villa Roncioni, Il Tirreno, 4 dicembre 2011. Cronaca dell’inaugurazione, non riferimento per gli accessi attuali. Il Tirreno

Romeo e Giulietta: Academy of Motion Picture Arts and Sciences, premi Oscar del 1969; Università Cattolica, presentazione della mostra del 2023 a Villa Roncioni. oscars.org

Costumi, materiali e catalogazione: Bruna Niccoli, Il costume di scena. Il “fantastico” patrimonio archivistico italiano, ZoneModa Journal, 8(1), 2018, pp. 27–41. Consultati il testo e, in particolare, i passaggi dedicati all’archivio Cerratelli. zmj.unibo.it

Villa e bigattiera: Silvana Ferroni, Roncioni, Francesco, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 88, 2017; Alessandro Tosi, Villa Roncioni, Museo Galileo, scheda storica aggiornata nel 2008. Treccani

Indirizzo e contatti: Fondazione Cerratelli, pagina dei contatti.

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