Come può una pianta diventare parte dell’identità di due paesi? A Sant’Andrea di Compito e Pieve di Compito, nel comune di Capannori, le camelie non sono soltanto una presenza nei giardini: hanno dato un nome al territorio, conosciuto come Borgo delle Camelie.
La spiegazione nasce dall’incontro fra un ambiente favorevole e una passione coltivata per generazioni. Terreni adatti, disponibilità d’acqua e collezionismo hanno permesso alle camelie di trovare casa sul versante lucchese del Monte Pisano. Il Camellietum Compitese è nato per custodire questo patrimonio, soprattutto le antiche varietà toscane e italiane.
La curiosità, quindi, non è soltanto quando fioriscano. È capire perché qui si sia scelto di conservarle, riprodurle e perfino coltivarne una specie per preparare il tè.
Il primo segreto è sotto i piedi
Per spiegare il successo delle camelie bisogna cominciare dal terreno, non dai petali.
Queste piante prediligono suoli leggermente acidi e ben drenati, con una buona disponibilità d’acqua. Molte apprezzano una posizione parzialmente ombreggiata, riparata dal sole più intenso. L’acqua serve anche quando non ci sono fiori: durante lo sviluppo dei boccioli, una carenza può compromettere la fioritura successiva.
Nel Compitese, il Camellietum occupa una valle attraversata dal Rio di Botia, su terreno acido. Non è dunque un giardino collocato casualmente in un angolo suggestivo: le caratteristiche del luogo contribuiscono alla coltivazione delle piante che ospita.
Ma un terreno favorevole, da solo, non avrebbe creato questa storia. Servivano persone disposte a sperimentare.
Il medico del duca che si appassionò alle camelie
Fra i protagonisti della diffusione delle camelie nel Compitese c’è Angelo Borrini, medico oculista del duca di Lucca Carlo Ludovico di Borbone. Nell’Ottocento la sua passione contribuì a portare queste piante nei giardini del territorio e ad avviare un lavoro di selezione.
Non si trattava soltanto di acquistare un bell’esemplare. Coltivatori e collezionisti cercavano fiori differenti per forma, colore e disposizione dei petali. Nascevano così nuove cultivar, varietà coltivate selezionate per particolari caratteristiche. La passione divenne una moda, la cameliomania, che raggiunse il suo apice verso la metà dell’Ottocento.
Anche i nomi conservano tracce di quella stagione. “Oscar Borrini” e “Ida Borrini” sono due cultivar legate al lavoro di Angelo Borrini: nomi di famiglia rimasti associati a piante che continuano a fiorire.
Una collezione di camelie può essere letta anche così: non soltanto come una successione di colori, ma come una memoria di persone e giardini.
Perché non basta conservare una vecchia pianta?
Una cultivar può diventare rara anche se le camelie, nel loro insieme, sono molto diffuse. È una distinzione importante: non si rischia necessariamente di perdere la specie, ma una particolare varietà coltivata.
Proprio la presenza di antiche cultivar affidate, in alcuni casi, a un solo esemplare ha contribuito alla nascita del Camellietum. Il progetto prese avvio nel 2002, per iniziativa delle comunità di Sant’Andrea e Pieve di Compito insieme al Comune di Capannori, recuperando terreni terrazzati e muri a secco.
C’è però un problema: seminare i semi di una camelia non garantisce di ottenere una pianta uguale alla madre. I nuovi esemplari possono sviluppare fiori diversi. Per mantenere le caratteristiche di una cultivar si ricorre invece a tecniche come la talea o l’innesto, che permettono di moltiplicare la pianta senza passare dalla riproduzione per seme.
Il camelieto è quindi anche un luogo di conservazione: identifica e custodisce piante che rischierebbero di scomparire dai giardini. Nel 2016 ha ricevuto il riconoscimento di Garden of Excellence dell’International Camellia Society.
Che cosa c’entra una tazza di tè?
Una delle sorprese del Compitese si trova all’Antica Chiusa Borrini. Qui la storia delle camelie continua attraverso Guido Cattolica, discendente della famiglia, che ha affiancato alla passione per le varietà ornamentali la coltivazione della pianta del tè.
Il tè, infatti, si ricava dalle foglie della Camellia sinensis. Appartiene allo stesso genere delle camelie da giardino, ma non va confusa con la Camellia japonica, protagonista di tante collezioni ornamentali. Non è un infuso preparato con i petali delle camelie in fiore.
L’esperimento di Cattolica iniziò nel 1987, dopo aver osservato che alcune piante di tè dell’Orto botanico di Lucca avevano superato il rigido inverno del 1985. Da semi e piantine cominciò una selezione orientata alla resistenza al clima locale. Nel 1990 arrivarono i primi raccolti sperimentali.
Dai giardini ornamentali alla produzione del tè, il filo rimane lo stesso: conoscere una pianta abbastanza bene da capire che cosa può diventare in questo territorio.
Non tutte le camelie aspettano la primavera
Associare le camelie soltanto a marzo significa perdersi una parte del racconto.
Le Camellia japonica caratterizzano soprattutto il periodo fra inverno e primavera. Le Camellia sasanqua, invece, aprono una stagione diversa, fra autunno e inverno; alcune hanno anche fiori profumati. Al Camellietum, i periodi indicativi segnalati sono gennaio-aprile per le japonica e ottobre-gennaio per le sasanqua.
Non sono appuntamenti identici per ogni pianta: specie, cultivar e andamento della stagione influiscono sulla fioritura. La domanda utile, prima di partire, non è quindi soltanto “ci sono le camelie?”, ma “quali stanno fiorendo?”.
Dal camelieto ai giardini del borgo
Per conoscere il Borgo delle Camelie conviene distinguere il giardino botanico dal territorio che lo circonda. Il Camellietum è una collezione dedicata alla conservazione; Sant’Andrea e Pieve di Compito comprendono anche case, cortili, corsi d’acqua e dimore con camelie secolari, fra cui Villa Borrini e Villa Orsi.
Una visita può mettere in relazione questi luoghi: osservare le piante del camelieto, poi ritrovarne la storia nei giardini e nell’Antica Chiusa Borrini. Le aperture delle proprietà e le eventuali degustazioni vanno però verificate separatamente, senza presumere che siano sempre comprese nell’ingresso al parco.
Il consiglio è di fermarsi anche sui cartellini, non soltanto sui fiori. Un nome può suggerire una storia; due corolle apparentemente simili possono invitare a cercare una differenza.
È questo che rende il Compitese qualcosa di più di uno sfondo per fotografie: un luogo dove una passione botanica è diventata patrimonio condiviso.
Dove si trova il Borgo delle Camelie?
Comprende Sant’Andrea di Compito e Pieve di Compito, nel comune di Capannori, in provincia di Lucca, sul versante lucchese del Monte Pisano.
Qual è il periodo migliore per vedere le camelie?
Dipende dalle piante: le japonica fioriscono soprattutto fra inverno e primavera, mentre le sasanqua offrono fioriture autunnali e invernali. Conviene verificare quali siano in fiore al momento della visita.
Il Camellietum e il Borgo delle Camelie sono la stessa cosa?
No. Il Camellietum Compitese è il giardino botanico; il Borgo delle Camelie comprende i due paesi e i loro giardini storici.
Si può fare il tè con qualsiasi camelia?
Non bisogna confondere le camelie ornamentali con la pianta normalmente utilizzata per il tè, la Camellia sinensis, della quale si lavorano le foglie.
Fonti e approfondimenti
Ambiente, conservazione e riconoscimento internazionale: International Camellia Society, Camellietum Compitese e Jennifer Trehane, Introduction to camellia cultivation.
Botanica, propagazione e fioriture: Royal Horticultural Society, How to grow camellias e Autumn and winter-flowering camellias; Royal Botanic Gardens, Kew, Tea plant.
Storia locale e progetto del giardino: Camellietum Compitese, La storia del Camellietum e Borgo delle Camelie.
Borrini e sperimentazione del tè: Guido Cattolica, La mia storia, testimonianza autobiografica; Pia Pera, La rosa del Giappone ha mille volti, pubblicato su Natural Style nell’aprile 2005 e riprodotto nell’archivio Tra Fiori e Piante.
Appuntamento e contatti aggiornati: Comune di Capannori, X Mostra delle Camelie d’Autunno 2026.