Chi frequenta il Monte Pisano sa quali bellezze esso celi, sia naturalistiche che culturali: noi di Monte Pisano cerchiamo quotidianamente di farvele scoprire e apprezzare.
Non tutto ciò che è facilmente visibile costituisce questo inestimabile patrimonio: è specialmente ciò che si nasconde tra la rigogliosa vegetazione a raccontare di un Monte passato, di tempi antichi senza elettricità, macchine, cellulari, un tempo in cui gli esseri umani comunicavano e affermavano la propria presenza incidendo segni e simboli nella roccia viva.
Il sito archeologico di Monte Cotrozzi è testimonianza di questo retaggio che oggi facciamo così fatica a concepire, ma il loro fascino è ancora vivo e tutt’ora sa come toccare il nostro immaginario.
Ci troviamo a Santa Maria del Giudice, a cavallo tra la piana pisana e quella lucchese. Poco sopra l’abitato, ma sotto il monte Moriglion di Penna, si erge fino a 272 m s.l.m. il Monte Cotrozzi. Quest’ultimo è inserito in un più ampio contesto geografico e storico-culturale, la Valle del Guappero. Il territorio è frequentato fin dall’età del Bronzo medio, all’incirca dal 1500 a.C in poi. Sono ascrivibili a questo periodo, infatti, alcuni oggetti rinvenuti sul Monte Cotrozzi, come ad esempio un pugnale e un’ascia (entrambi in bronzo).
Le incisioni rupestri del sito corrono su un binario temporale che va dal VI-V secolo a. C. fino all’epoca alto-medievale e medievale, quando i Longobardi esercitavano il loro controllo sulla zona.
Ne abbiamo selezionate alcune che qui di seguito vi presentiamo. Siamo andati personalmente a vederle e fotografarle, ma per capirne di più ci siamo avvalsi della guida ufficiale alla scoperta e allo studio di queste incisioni, il libro “Le incisioni rupestri del Monte Pisano”, di Gabriele Panigada e Giancarlo Sani.

I TUFFATORI
Si tratta di un’incisione misteriosa e pregna di significato: due figure antropomorfe, incise su roccia calcarea, di cui una delle due dà l’idea di essere in movimento e di starsi tuffando verso una coppella, anch’essa parte dell’incisione, mentre la seconda osserva la scena o s’appresta anch’essa a tuffarsi. Questo tipo di iconografia rappresenta un passaggio che ogni essere umano prima o poi si trova ad affrontare, quello della morte. Il tuffo, infatti, sta proprio ad indicare il salto tra i due mondi. Lo schema dei tuffatori è ricorrente nell’epoca tardo antica e questo ha fatto sì che gli archeologi potessero interpretare abbastanza inequivocabilmente la scena rappresentata. Le due anime stanno per tuffarsi nell’oceano dell’oltretomba, in un viaggio di ritorno a casa. Ciò che rende ancora più interessante questa incisione è l’orientamento dei due tuffatori: essi infatti sono rivolti in direzione nord/nord-ovest, verso quello spicchio di cielo dove gli antichi Etruschi collocavano le divinità appartenenti al Regno dei Morti.
Dunque, con tutta probabilità queste incisioni sono databili all’epoca etrusca, più specificatamente tra i secoli VI e V a.C.
La stessa scena, colma d’intensità, è rinvenibile anche in siti archeologici più famosi, come le tombe etrusche di Paestum e Monterozzi a Tarquinia.
Gli autori ritengono che si tratti dell’incisione più antica del sito.

LA ROCCIA DEI FORI
La roccia dei fori è senz’altro il petroglifo più singolare e difficilmente interpretabile di tutte le incisioni presenti sul Monte Cotrozzi. La sua unicità sta nel fatto che, ad oggi, in Italia non sono conosciuti altri petroglifi di questo tipo. Si tratta di una lastra di calcare sulla cui superficie si possono osservare 42 fori e 6 coppelle, il tutto unito da canaletti anch’essi incisi nella pietra. I fori e le coppelle presumibilmente sono stati ottenuti mediante un primitivo trapano a cordicella che però, essendo stato largamente impiegato in passato e in epoche differenti, non ci dà alcuna informazione aggiuntiva su quale potrebbe essere l’età dell’incisione.
Le possibili interpretazioni riguardo il significato sono principalmente due, una più affascinante dell’altra:
potrebbe trattarsi di una mappa celeste o di un calendario lunisolare. La prima ipotesi è stata messa al vaglio attraverso software di simulazione astronomica, il che mostrerebbe le costellazioni visibili in quel punto del Monte nel 4300 a.C., poco prima dell’alba dell’equinozio d’autunno. Ciò risulterebbe confermato dall’elaborazione dei dati raccolti. Sulla lastra sono state “lette” e sovrapposte dagli autori le seguenti costellazioni: Scorpione, Pleiadi e Cassiopea.
La seconda interpretazione vede nella roccia dei fori un alquanto preciso calendario lunisolare. È un’ipotesi recente e non verificata ma con tante evidenze a sostegno. Per dettagli più approfonditi, rimandiamo alla lettura del volume da cui è tratto il presente articolo.
LA ROCCIA DEL SOLE
Il nome è dovuto all’incisione su una roccia di calcare ceroide di un disco solare a sette punte. Il 7 è un numero ricorrente nel cristianesimo così come in altre religioni. Ricorrente è, pure, il simbolo del Sole, icona universale di vita e di forza, altresì presente nelle vicine Pievi di Santa Maria del Giudice, la vecchia e la nuova. Come possibile collocazione temporale è ipotizzabile il periodo medievale, tra i secoli X e XI d.C.
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CONSIGLI PER LA VISITA
A chi volesse organizzare una gita al sito di Monte Cotrozzi si consiglia l’acquisto della guida più volte citata. Lì sono descritte esaustivamente tutte le incisioni, che sono molte di più rispetto a quelle da noi selezionate, con le rispettive coordinate per trovarne l’esatta ubicazione.
Per l’escursione, di breve durata, sono comunque necessari scarponi da montagna per assicurarsi una buona presa sul terreno. Come al solito, non scordatevi di portare con voi acqua e un cappellino per il sole!
Ci preme sottolineare che è importante visitare questo luogo con rispetto: è un sito archeologico inserito nel Portale Geonazionale per l’Archeologia e rappresenta un unicum nel panorama italiano ed europeo che ancora fatica ad essere valorizzato e tutelato dalle istituzioni. Tali incisioni sono un regalo che ci è stato donato da chi, prima di noi, ha calpestato il suolo del Monte e ne ha vissuto in prima persona la bellezza e la magia. La Roccia dei Fori, la Roccia del Sole e la Roccia dei Tuffatori e tutte le altre rappresentano tentativi di dialogo di antiche umanità con il divino, l’ignoto, l’altro da sé e al contempo la propria interiorità. Oggi proprio quegli stessi segni e simboli dialogano con noi, non ci resta che sintonizzarci con umiltà e rispondere.
Fonti:
- “Le incisioni rupestri del Monte Pisano. Guida al sito archeologico di Monte Cotrozzi”, G. Panigada e G. Sani, Maria Pacini Fazzi Editore, 2024.



