
(prima puntata)
Mario Pestarini
Il Monte Pisano si estende complessivamente su circa 16.500 ettari (limite assunto per convenzione: anello strada pedemontana) di cui circa 11.700 sono coperti da boschi (71 %), 2.350 da oliveti (14,25 %) e la restante superficie, 2.450 ettari (14,75 %), è urbanizzata.
È governato da 7 amministrazioni pubbliche, di cui 5 in provincia di Pisa e 2 in provincia di Lucca.

In occasione delle ultime elezioni amministrative, che si sono tenute nel mese di giugno scorso e che hanno interessato 4 dei 7 comuni che governano il territorio, la Rete di Imprese Montepisano e la Strada dell’Olio dei Monti Pisani hanno sottoscritto congiuntamente, e quindi pubblicato, un documento “guida” che propone la propria visione di governo del Monte.
In un’ottica ispirata da consapevolezza e responsabilità collettiva, il documento affronta diversi temi fondamentali ai fini di assicurare una gestione sostenibile delle risorse di cui l’intera collettività che vive nel comprensorio ha potenziale disponibilità.
In particolare le questioni affrontate sono: consumo di suolo, risorse naturali, risorsa acqua, energia, mobilità.
In questa rubrica riprendiamo liberamente i contenuti di quel documento; oggi trattiamo i vari aspetti legati al primo punto.
IL CONSUMO DI SUOLO
Il concetto di consumo di suolo è definito come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato).
È un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale.
Il fenomeno si riferisce, quindi, a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato a dinamiche insediative; un processo prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, infrastrutture e all’espansione urbana.
Questa espansione e le sue trasformazioni collaterali, rendendo il suolo impermeabile, provoca aumento degli allagamenti e delle ondate di calore e soprattutto perdita di aree verdi, di biodiversità e dei servizi ecosistemici, con un danno economico stimato in Italia in quasi 8 miliardi di Euro l’anno.
Un suolo in condizioni naturali fornisce al genere umano i servizi ecosistemici necessari al proprio sostentamento: servizi di approvvigionamento (prodotti alimentari e biomassa, materie prime, etc.); servizi di regolazione (regolazione del clima, cattura e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione e dei nutrienti, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, etc.); servizi di supporto (decomposizione e mineralizzazione di materia organica, habitat delle specie, conservazione della biodiversità, etc.) e servizi culturali (servizi ricreativi, paesaggio, patrimonio naturale, etc.).
Allo stesso tempo è anche una risorsa fragile che viene spesso considerata con scarsa consapevolezza e ridotta attenzione nella valutazione degli effetti derivanti dalla perdita delle sue funzioni; le scorrette pratiche agricole, zootecniche e forestali, le dinamiche insediative, le variazioni d’uso e gli effetti locali dei cambiamenti ambientali globali possono originare gravi processi degenerativi che limitano o inibiscono totalmente la funzionalità del suolo e che spesso diventano evidenti solo quando sono irreversibili.
In Italia il monitoraggio del suolo consumato è compito del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA); i risultati confluiscono nel Rapporto annuale “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”.
Tutti gli anni sono pubblicati i dati relativi all’anno precedente (consultabili nel sito Ispra).
Gli ultimi riferiscono che in Italia il suolo consumato è pari a 2.148.511 ettari, ovvero il 7,1% del suolo nazionale. In particolare, negli ultimi anni il consumo di suolo è cresciuto al ritmo di 6.910 ettari/anno, circa 19 ettari al giorno (2,2 metri quadri al secondo).
Ogni metro quadrato di suolo asfaltato è un metro quadrato che non torna più indietro, un metro quadrato in meno per produrre cibo, per assorbire acqua, un metro quadrato strappato alla ricerca scientifica, alla conservazione della biodiversità, un metro quadrato che aumenta la spesa pubblica che è dovere delle istituzioni ridurre.
SGUARDO LOCALE
Il dato che accomuna tutte le nostre Amministrazioni Locali è che l’incremento di consumo di suolo è lento ma costante negli anni e che la percentuale di suolo sottratto alla copertura vegetale è in tutti i casi già superiore alla media nazionale (7,14%).

Trattandosi di dati aggregati è difficile comprendere quanta parte del suolo consumato nei sette comuni che governano il nostro territorio riguardi effettivamente il Monte Pisano piuttosto che altra parte del comune.
Per tentare un’interpretazione del dato ci limitiamo in questa sede ad esaminare il caso dei tre comuni la cui superficie ricade prevalentemente sul Monte, e cioè Buti (93,79%), Calci (94,56%) e Vicopisano (61,08%).
Quest’ultimo è sicuramente il comune più virtuoso avendo consumato nel periodo in esame (2019 – 2022) pochissimi mq di suolo, anche se già “vanta” una percentuale di suolo consumato tra le più elevate; nel medesimo periodo nel comune di Buti sono stati consumati circa 60.000 mq pur a fronte di un decremento della popolazione residente di 67 unità (- 1,21%), come di evince dalla tabella che segue, mentre nel comune di Calci i metri quadri consumati sono circa 10.000, percentualmente secondo solo a Buti.

Non c’è piano regolatore, legge regionale, regolamento, in cui la protezione del territorio e la rivendicazione di atti concreti per la riduzione della cementificazione siano menzionati come principi virtuosi di riferimento; segno che esiste sensibilità al tema.
Poi però nella realtà le cose non stanno proprio così e i dati di cui sopra lo confermano.
PROPOSTA
La risposta a tutto questo non può che essere l’interruzione immediata del consumo di suolo: una moratoria decisa e coraggiosa che individui linee di sviluppo alternative e percorribili e che non pregiudichino per sempre terreni fertili, copertura naturale e paesaggio.
Non può più essere consentito consumo di suolo per qualsivoglia destinazione; le esigenze insediative e infrastrutturali devono essere soddisfatte tramite il riuso, la rigenerazione e la riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.
Occorre censire il costruito incompiuto, quello inutilizzato e sottoutilizzato oltre alle aree dismesse; tutte queste disponibilità, più o meno “pronto uso”, vanno poi incrociate con le reali esigenze delle famiglie che necessitano di un alloggio o delle aziende in cerca di una sede operativa
Occorre, quindi, capire oggettivamente e responsabilmente quale è la potenziale offerta abitativa, di volumi operativi e spazi logistici già disponibile in ogni comune senza necessariamente consumare altro suolo (1).
Si tratta di affermare una visione di insieme, di area vasta, l’intera area del Monte Pisano come modello virtuoso di gestione e governo di un territorio, non più frazionata nei mille rivoli degli interessi di parte, che consenta di agire con lungimiranza scegliendo la strada, anche se più complicata, del riuso e della rigenerazione in luogo della scorciatoia cementizia.
Rigenerazione e recupero troveranno il loro mercato quando non ci saranno falle e scorciatoie più redditizie per interessi privati.
L’ultima cosa che possiamo fare con il suolo è consumarlo.
- In Italia sono oltre 31.000 gli ettari coperti da edifici non utilizzati e degradati: una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli – Associazione Comuni Virtuosi memoria audizione alla Commissione Agricoltura del Senato – 14 febbraio 2019.
- Fonti: Ispra 2023, Istat 2024
Nei prossimi numeri gli altri temi: risorse naturali, mobilità, risorsa acqua e rifiuti



