Pre-partenza
Sono le 15 del pomeriggio. Mi sto preparando per una piccola avventura in solitaria: dirigermi verso il bivacco CAI di Fonte a Noce, in Vallebuia, sopra Castelmaggiore (Calci). Non dormirò esattamente dentro il bivacco perché purtroppo non è agibile ma posizionerò la tenda in una struttura adiacente, una sorta di capanno semi-aperto, che serve anche come riparo temporaneo. Ho la fortuna di vivere molto vicino all’imbocco per Vallebuia per cui la raggiungerò a piedi partendo da casa, con tutto l’armamentario: tenda, tappetino isolante, sacco a pelo, torcia, fornellino, coltellino, mappa escursionistica, e ovviamente cibo! Ah, senza dimenticare un buon libro, il Maestro e Margherita di Bulgakov, e il mio diario, sul quale appunterò impressioni e osservazioni.
Inizio
Parto dalla Località San Donato, attraversandola e apprezzando la bellezza dei rustici le cui pareti si stanno picchiettando di boccioli di rosa. Il tardo pomeriggio si presenta assolato, ricco di aromi aerei che arrivano da ogni pianta in fiore. (scopri 5 fioriture spontanee sul Monte Pisano con questo articolo)

Seguo la strada sterrata che a un certo punto svolta a sinistra e diviene sentiero. Costeggiando bellissime e lussureggianti olivete, giungo nei pressi di una zona ombreggiata, dove la vegetazione igrofila (amante dell’umidità) è cresciuta attorno a un torrente. Mi fermo per raccogliere un po’ di menta, e ascoltare il rumore dell’acqua. Le felci, dopo l’inverno, stanno riprendendo vitalità aprendo le loro nuove e giovani fronde ed esprimendo geometrie fantasiose. Proseguo seguendo il sentiero che si inerpica per arrivare ufficialmente alle porte di Vallebuia. Dal nome suggestivo, questa vallecola laterale della Valgraziosa, superate le prime olivete, si presenta boscosa nella sua quasi totalità. Essa è delimitata a destra dal colle Campo di Croce, e a sinistra dalla Foce di Calci, che porta fino ad Agnano. La sua esposizione particolare la porta ad essere ombreggiata per buona parte della giornata. È sovrastata, se osservata da Castelmaggiore, dal Monte Verruchino, dalla sommità tondeggiante, che si erige per 775 m s.l.m. Superato il torrente, giro a destra salendo lungo un sentiero, che diviene parte di una mulattiera più grande. Intanto osservo tutto ciò che mi è intorno: due asinelle mi fissano dal recinto di una oliveta; ai miei piedi, purpuree orchidee del genere Serapias s’innalzano creando un contrasto cromatico con il verde fluo dell’erba.

Dietro di me vi sono il Monte Serra e il Monte Verruca, davanti a me tappeti di ranuncolo lanoso, giallo acceso, tipico delle zone a mezz’ombra. Invece la bugola strisciante, erbacea tappezzante, preferisce crescere in zone ombreggiate e produce meravigliosi fiorellini blu-violetto. Non solo: in questo periodo anche il Lampascione fa la sua bella figura, con la sua buffa infiorescenza. Intanto salgo, avanzo, scappando dalla sensazione insopportabile della mia routine quotidiana. Una tendata di una notte può trasformarsi in un viaggio fuori dal tempo: mi è bastato allontanarmi di pochi metri da casa, sapendo che la mia solitudine in realtà è una compagnia fedele, che ama emozionarsi davanti a un paesaggio travolgente, un tramonto di fuoco, un animale selvatico che le si è presentato lungo il cammino.”
“Il tempo inizia a scorrere, non precipitare, come succede invece nelle nostre tumultuose vite fatte di impegni e pre-occupazioni. Arrivo, come altre volte in passato, alla conclusione che bisogna fare di tutto per catturare e trattenere quella percezione a-dimensionale. Ma come?”
“In questo lento e naturale scorrere, posso posare il mio sguardo su tutto e godermi i dettagli più nascosti. Posso attivare di nuovo i miei sensi e la mia immaginazione. Cammino e annuso l’aria, mi fermo e guardo, tocco e assaggio.”
“Intanto il vento si è alzato parecchio, e sta iniziando pure a piovere. In 20 minuti sono arrivata a destinazione. Giusto in tempo! Mi posiziono sotto la struttura in pietra e legno che sta di fianco al bivacco. Inizio a montare la tenda, intanto la pioggia continua. Una grande calma mi pervade, perché sono arrivata in quello che sarà il mio rifugio per le prossime 12 ore.”
“Senza cose impellenti da fare, sento di essere riuscita a carpire un poco di quel tempo sfuggente. Attenderò con tutta calma che scenda la notte, dedicandomi ad ascoltare tutto ciò che è intorno a me, leggendo, mangiando qualcosa.”
“Dopo una frugale scorpacciata, guardo fuori dalla tenda, godendomi i colori del crepuscolo. Ma…Sento un frusciare di ali vicino, molto vicino. Chi è? Cerco di osservare se c’è qualcuno vicino a me, ed effettivamente una presenza c’è. Si muove velocemente, mi guarda. È uno scricciolo! Un piccolo passeriforme adattato a vivere nella vegetazione arbustiva. Si riconosce perché, quando fermo, tiene la coda rivolta buffamente all’insù. Ecco, questo curioso abitante dei boschi si aggira attorno alla mia tenda, guardandomi. Come tipicamente si muove lo scricciolo, con piccoli scatti nervosi, si avvicina sempre di più fino ad arrivare a poco più di un metro di distanza da me, posato su una scultura di legno.
Il mattino dopo
Alle 7.00 mi sveglio, rendendomi piacevolmente conto di non aver mai sentito freddo. Là fuori, già da un’ora è iniziato un nuovo concerto di canti, quello mattutino. Una grande leggerezza e un ottimo umore mi pervadono, come se fossi stata via per chissà quanto tempo. Ho l’impressione di sentire un battito d’ali, rapido, di fianco alla mia tenda. Sarà mica il mio piccolo amico? Una volta messe via tutte le mie cose, riparto, e nella freschezza (anche mentale) del mattino, scorgo un’altra figura che salta da un ramo all’altro, sinuosa. Si tratta nientemeno che di uno scoiattolo rosso.”
“Che incontri interessanti e speciali, in così poche ore! Grata per tutta questa bellezza, rientro nella mia quotidianità, ma con uno spirito rinnovato sento che i miei piedi non sono più così pesanti e ancorati al suolo, ma che se ne sono distaccati un poco.



