Ogni sistema naturale che si rispetti prevede la presenza di un’erpetofauna ben rappresentata. Parliamo di erpetofauna quando ci riferiamo ai rettili (spesso e volentieri il termine si riferisce sia a rettili che anfibi): di questo gruppo fanno parte serpenti, lucertole, ramarri, testuggini, gechi, ecc.
Sul Monte Pisano sono presenti con certezza almeno cinque specie di serpenti, e nessuna di queste è velenosa per l’uomo. Infatti, gli unici serpenti italiani ad essere velenosi appartengono alla famiglia delle vipere ma queste sono assenti nella zona compresa tra l’Arno e il Serchio e tra la costa e i Monti Pisani.
Come sappiamo che non ci sono? Semplice, non sono state trovate. Ci sono studiosi e ricercatori che si occupano di monitorare la fauna locale e che vanno attivamente alla ricerca di una specie piuttosto che di un’altra. In questo modo si vengono a creare delle mappe di distribuzione locale e regionale.
I serpenti non hanno purtroppo mai goduto di una grande simpatia, e le reazioni che essi suscitano paiono quasi opposte: per alcuni è sono animali che provocano paura e/o disgusto fino ad arrivare a vere e proprie fobie; ad altri invece suscitano fascino ed ammirazione. La paura dei serpenti è molto antica, nata nei nostri antenati del continente africano e riguarda senza dubbio un’ancestrale risposta alle morti che tali rettili hanno procurato in passato.
Ma come ci rapportiamo a questi animali ai giorni nostri? Se da un lato, grazie alla scienza dell’ecologia, si è messa in luce l’importanza di questi rettili per la salute degli ecosistemi, dall’altro continuiamo ad assistere a comportamenti errati nei loro confronti, frutto di credenze e ignoranza. Pare quasi scontato per alcuni uccidere un serpente non appena se ne incontra uno nel giardino di casa, magari un innocente biacco passato di lì per caso o alla ricerca di qualche topo da stanare. Questa è una reazione che oggi non ha più senso perpetrare: si tratta di un gesto crudele ed immotivato.
A dispetto di numerosi paesi tropicali che vedono ancora oggi una mortalità tutt’altro che indifferente per “mano” degli ofidi (altro nome per riferirsi a “serpenti”), in Italia la situazione è certamente meno ostica.
Partiamo dal fatto che, delle 23 specie presenti in Italia, solo 4 sono velenose per noi, e si tratta di specie appartenenti alla famiglia dei Viperidi.
Le vipere sono animali elusivi e, per nostra fortuna, sono difficili da incontrare. In secondo luogo, un incontro non rappresenta una eventualità di morso certa.
Secondo le stime di World Population Review, nel nostro paese le morti per morso di vipera tra il 1990 e il 2019 sono state 3. Il Centro Nazionale di Informazione Tossicologica di Pavia per il periodo compreso tra il 2002 e il 2012 non ha registrato alcun decesso. C’è da dire, però, che gli studi condotti sono stati pochi e i dati frammentari e non aggiornati, sicuramente anche in mancanza di un protocollo rigoroso per la segnalazione dei casi di morso, protocollo che l’erpetologo Matteo di Nicola e colleghi hanno cercato di redigere e che vi lasciamo nelle note alla fine di questo articolo.
Pur consapevoli che frequentare ambienti naturali comporta sempre dei rischi, possiamo affermare che non è così facile essere morsi da una vipera. Questa attacca se colta di sorpresa e spaventata, per questo quando camminiamo in montagna, in ambienti rocciosi in particolar modo, è molto importante prestare attenzione e segnalare il nostro passaggio battendo i piedi sulle rocce: le vipere non sentono i suoni come noi ma possono percepire le vibrazioni prodotte dal nostro passaggio. Ispezioniamo i luoghi dove valutiamo di fermarci a mangiare, e non giriamo a piedi nudi né solleviamo sassi a caso giusto per vedere cosa c’è sotto.
Anche i nostri cani possono potenzialmente venir morsi, e spesso questi ultimi sono particolarmente invadenti, a volte privi di una sana percezione del pericolo: dunque non solo per questo, ma anche per questo è importante tenerli al guinzaglio quando si va in escursione.
Ora torniamo sui nostri Monti Pisani e incontriamo i serpenti che lo abitano.

IL BIACCO (Hierophis viridiflavus)
E’ un serpente molto comune, conosciuto in alcune zone anche come milò o frustone. Gli adulti sono scuri dorsalmente con macchie più chiare e gialli ventralmente. Possono arrivare fino a 170 cm di lunghezza. Frequenta ambienti diversi: prati, boschi, giardini. Come tutti i serpenti del Monte, non è velenoso ma se disturbato/minacciato può mordere. Il tipico incontro con il biacco è fugace: camminando per prati nelle ore più calde lo si può trovare in mezzo all’erba alta, ma questi velocissimo striscerà via. Il biacco si ciba di piccoli mammiferi, lucertole, uova, anfibi e può addirittura mangiare altri serpenti.

IL SAETTONE (Zamenis longissimus)
Questo affascinante serpente lo conosciamo tutti: è quello che troviamo sulle insegne delle farmacie, avviluppato attorno al caduceo di Mercurio, a simboleggiare l’Ordine dei Medici e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Infatti è conosciuto anche con il nome di colubro di Esculapio, il celebre dio greco della medicina. La sua taglia media è di 150 cm di lunghezza. Prettamente boschivo, può arrampicarsi anche su arbusti ed alberi, predando uova di uccelli, nidiacei, altri rettili e micromammiferi. Lo possiamo riconoscere per la sua colorazione bruna tendente al verde oliva con presenza di piccole macchie bianche, mentre il ventre è più chiaro. Il suo temperamento è mite e se catturato raramente morde.

NATRICE DAL COLLARE (Natrix natrix)
Conosciuta anche come biscia d’acqua proprio perché frequentatrice, soprattutto da giovane, di ambienti d’acqua dolce. La femmina è più lunga del maschio: se quest’ultimo infatti arriva all’incirca a 90 cm, la femmina può superare anche i 180 cm!
La si può distinguere per il collarino color giallo crema e nero appena dietro la grossa testa. Il resto del corpo è grigio-verdognolo con macchie nere presenti sia sui fianchi che sul dorso. La parte inferiore invece è a tasselli chiari e scuri, come una scacchiera. Si tratta di un serpente elusivo e non aggressivo, ma se viene minacciato emette un soffio caratteristico e può arrivare anche a fingersi morto, distendendosi con il ventre verso l’alto e la bocca spalancata. Meglio non provare a catturarla: sempre per difesa, potrebbe espellere delle feci particolarmente puzzolenti.

COLUBRO DI RICCIÒLI (Coronella girondica)
Questo colubro generalmente non supera il mezzo metro; il dorso è bruno-grigiastro con tasselli neri e frequenti sfumature rosso-rosate delle squame. Possiede due segni particolari: una macchia nera sul capo e una striscia nera che parte dal collo e attraversa i bulbi oculari. E’ attivo soprattutto all’alba e al tramonto. Legato ad ambienti secchi, come macchie, zone rocciose, muretti a secco e ruderi. Si ciba soprattutto di lucertole e loro uova.

COLUBRO LISCIO (Coronella austriaca)
Solitamente non arrivano oltre 75 cm di lunghezza; frequentano primariamente zone rocciose ma si possono trovare anche in prati e boschi. Gli adulti presentano una fascia scura sul capo, hanno dorso bruno con macchie nere e ventre scuro con macchie più chiare. I giovani invece hanno ventre giallo o arancione. Una particolarità del colubro liscio è la presenza di speciali ghiandole secernenti un liquido cremoso che paralizza la preda (ma non è velenoso per noi esseri umani). Specie elusiva con abitudini diurne e crepuscolari. E’ attivo soprattutto all’alba e al tramonto.
Se dovessimo imbatterci in uno di questi serpenti, non sarà necessario fare altro che mantenere un atteggiamento tranquillo, privo di movimenti bruschi, e aspettare che il serpentello si allontani da noi, o in alternativa, cambiare strada, aggirandolo. Non molestiamolo nè attacchiamolo perché peggioreremmo le cose.
Tutti i serpenti italiani sono protetti a livello nazionale e regionale, nessuno escluso. Ucciderli a sangue freddo, risposta dettata dall’ignoranza purtroppo ancora molto diffusa nella nostra penisola, rappresenta un reato penale. Quando si verificano incidenti con la fauna selvatica, il più delle volte è perché noi non ci siamo comportati nel modo corretto.
Se ciò non dovesse bastare, ricordiamoci della fondamentale funzione ecologica di questi rettili: in quanto predatori, tengono sotto controllo le popolazioni degli animali di cui si cibano, come abbiamo visto roditori (tra cui topi e ratti), uccelli, a volte anche altri serpenti.
Fonti
Bibliografia:
–I Rettili del Monte Pisano. A cura di S. Sorbi e M. A. L. Zuffi.
–Di Nicola M. R., Crevani M., Avella I., Cerullo A., Marini D., Paolino G., Gestione clinica del morso di Vipera in Italia, Societas Herpetologica Italiana, XV Congresso Nazionale, Perugia 17-21 Settembre 2024.
Sitografia:
–https://scienze-naturali.it/ambiente-natura/zoologia/serpentiitaliani
–https://worldpopulationreview.com/country-rankings/snake-bite-deaths-by-country



