Ultimamente si sente parlare sempre più spesso di servizi ecosistemici.
Con questa espressione ci si riferisce a un insieme di processi svolti dagli ecosistemi (anche quelli semi-naturali) attraverso i quali è garantita la vita umana sulla Terra. Quindi, detto con parole più semplici, sono i benefici che tutti noi riceviamo ogni giorno dalla natura. Ognuno individuo dipende da questi servizi, che sono ad esempio il cibo, l’acqua, l’ossigeno, la regolazione del clima, la formazione del suolo, l’impollinazione, la prevenzione contro i dissesti idrogeologici, e molti altri ancora.
Per prima cosa, definiamo un ecosistema.
Un ecosistema è un sistema complesso di comunità di organismi (vegetali, animali e fungini) e di fattori abiotici, ovvero non viventi, come la temperatura, l’umidità, le caratteristiche del suolo, ecc. Queste due categorie di fattori, biotici e abiotici, interagiscono fra loro e con l’ambiente circostante in modo da formare un sistema aperto che scambia materia ed energia con l’esterno. Esempi di ecosistemi sono, ad esempio, le foreste, i deserti, le barriere coralline, i laghi, i fiumi, e così via.
Con un po’ di studio e spirito d’osservazione, è facile rendersi conto di quanto ogni tassello del sistema sia interdipendente dagli altri e da questi venga influenzato. Forse è più difficile rendersi conto che anche noi siamo parte degli ecosistemi in cui viviamo. E la prima prova di questa relazione è proprio la nostra dipendenza totale da quei processi ecologici che, per assurdo, le nostre stesse azioni possono minacciare.
Facciamo un esempio concreto: gli alimenti che giungono fino ai supermercati cittadini sono ovviamente frutto della fertilità della terra. Senza la formazione del suolo e il ciclo dei nutrienti, non sarebbe possibile l’agricoltura, e quindi non sarebbe possibile rifornire i supermercati. Senza il ciclo dell’acqua, non avverrebbe la crescita della vegetazione, da quella erbacea a quella arborea. Un albero a sua volta è un organismo in grado di assorbire anidride carbonica e rilasciare ossigeno. Questo è un primo e fondamentale servizio, ancora più incredibile se pensiamo che l’ossigeno rilasciato in atmosfera è un semplice “scarto” di produzione. Oltre a ciò, un albero tramite lo sviluppo radicale è in grado di mantenere il suolo compatto. Allora pensiamo a quanti servizi ci offre un’intera foresta: grazie all’azione di ciascun albero la nostra atmosfera è in equilibrio, e noi possiamo respirare, ma non solo: oltre all’anidride carbonica, anche gli inquinanti vengono assorbiti e rimossi dall’atmosfera. Chilometri e chilometri quadrati di radici garantiscono la stabilità del terreno, impedendo erosione e dissesti. I boschi offrono altresì innumerevoli tipologie di rifugi per la fauna selvatica, e così via.
Come classificare i servizi ecosistemici?
Il Millennium Ecosystem Assessment è un progetto delle Nazioni Unite avviato nel 2001 che si è proposto di studiare il degrado dei servizi ecosistemici negli ultimi 50 anni e le conseguenze di questa trasformazione nei confronti del benessere umano. Per fare questo è stato fondamentale analizzarli suddividendoli in quattro macrocategorie:
- Servizi di supporto: sono alla base di tutti gli altri e comprendono la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti, la produzione primaria.
- Servizi di approvvigionamento: cibo, acqua, legname, biocombustibile.
- Servizi di regolazione: purificazione dell’acqua, regolazione del clima, controllo delle malattie, regolazione delle inondazioni e prevenzione dai dissesti idrogeologici.
- Servizi culturali: estetici, spirituali, educativi, ricreativi.
Il Monte Pisano è un crogiuolo di risorse preziose da proteggere. In base alla suddivisione dei servizi ecosistemici che abbiamo visto sopra, esploriamo di quali di questi beneficiamo ogni giorno.
Partiamo dalla base: il suolo e i nutrienti
La variegata geologia del Monte Pisano consente la formazione di diverse tipologie di suolo. La formazione del suolo è un processo molto lungo che avviene nel corso di migliaia di anni. Il principio di questo processo risiede nell’interazione di fattori diversi. La roccia madre affiorante, che determinerà le caratteristiche del suolo in formazione, viene sottoposta all’azione degli agenti atmosferici e successivamente alla primissima colonizzazione pioniera, fino a che potrà avvenire l’insediamento di altre piante. Il Monte Pisano, con i suoi affascinanti affioramenti rocciosi dalla molteplice natura rappresenta un substrato di formazione del suolo dal quale si costituiranno differenti comunità vegetali, ovviamente anche in funzione di altri fattori. Il suolo è altresì luogo di conservazione dei semi di specie vegetali, una vera e propria banca del seme naturale, chiamata soil seed bank. L’immissione di nutrienti nell’ecosistema avviene parallelamente alla formazione del suolo. Infatti, quando una roccia si disgrega, vengono naturalmente rilasciati gli elementi che la costituiscono. Alcuni nutrienti poi arrivano dalla pioggia, dall’aerosol marino, e perfino dagli alberi stessi: l’acqua piovana che cade su boschi e foreste dilava le foglie e i frutti dei nutrienti rimasti sopra, per cui il terreno sottostante sarà molto più ricco in calcio, sodio e potassio rispetto a un suolo privo di alberi ed arbusti.
Approvvigionamento di cibo, acqua, legname
Più il suolo è variegato, più la diversità vegetale è notevole. Le piante spontanee edibili e officinali sono il primo esempio di servizio ecosistemico legato all’approvvigionamento. Si stima che sul versante lucchese siano circa un centinaio le specie benefiche per gli esseri umani, e più o meno lo stesso numero per il versante pisano. Tarassaco, piantaggine, pimpinella, parietaria, silene, artemisia, calendula, menta, malva, ortica, sambuco, asparago selvatico, ecc. Molte sono anche le varietà arbustive ed arboree utili per noi. Il corbezzolo, il mirto, il lentisco, il pino marittimo, il castagno, la quercia. E’ importante sottolineare che, per quanto riguarda il pino marittimo e il castagno, la loro presenza sul Monte Pisano è imputabile all’uomo. Infatti, la nostra millenaria presenza su queste montagne ha modificato profondamente gli ecosistemi che osserviamo oggi.
Anche l’abbondante presenza di funghi è per noi un fondamentale servizio ecosistemico. Non unicamente per l’utilizzo diretto di funghi commestibili (approvvigionamento) ma anche per la rete sotterranea che le ife formano assieme alle radici degli alberi, le così dette micorrize. Ciò garantisce la funzionalità e la salubrità del sistema (servizio di regolazione, vedi più avanti).
Un altro servizio legato all’approvvigionamento è l’acqua: sono numerosissime le sorgenti che rendono possibile, ancora oggi, irrigare il proprio orto o la propria oliveta e godere della elevata qualità delle acque intercettandola direttamente alla fonte. Sono in molti tutt’ora che si riforniscono dell’acqua del Monte Pisano. Infine la presenza di acque termali costituisce un’ulteriore servizio dall’elevata attrattività assieme terapeutica e turistica (si pensi alle famose Terme di San Giuliano).
Regolazione
I servizi di regolazione sono forse i più importanti e al contempo i più invisibili: questo perché avvengono senza che noi ce ne accorgiamo, e perché non sono costituiti da prodotti direttamente utilizzabili che possiamo “vedere”. Nel caso del Monte Pisano, per la maggior parte della sua superficie caratterizzato da ecosistemi forestali semi-naturali, il bosco gioca un ruolo chiave.
I boschi sono regolatori climatici, contenitori di carbonio e donatori di ossigeno. Boschi e foreste sono un patrimonio mondiale inestimabile così come i servizi ad essi collegati.
Un caso studio riferito al periodo tra il 2013 e il 2014 riguardo il territorio del Monte Pisano e della Piana Pisana ha messo in evidenza la percezione e la considerazione di alcuni agricoltori sui servizi forniti dagli habitat semi-naturali, tra cui quelli di regolazione. L’impollinazione è uno di questi fondamentali servizi. Non solo api, ma anche vespe, farfalle, coccinelle e perfino alcuni vertebrati lavorano laboriosamente per permettere la riproduzione delle entità vegetali, che siano essenze selvatiche o coltivate. Gli habitat a loro volta sostengono le popolazioni di impollinatori perché forniscono a loro il nettare di cui hanno bisogno, in particolar modo quando le colture non sono all’attivo. In un comunicato stampa dell’ISPRA, l’Istituto Nazionale per la Ricerca e la Protezione Ambientale, è stimato il valore monetario del servizio di impollinazione: stiamo parlando di 153 miliardi di euro all’anno su scala mondiale, 22 miliardi a scala europea e 3 miliardi a livello nazionale. Non per nulla il 75% delle colture agrarie si basa sull’impollinazione da parte degli animali selvatici.
Nel caso del Monte Pisano, la riproduzione dell’abbondante flora spontanea è sostenuta in toto dal servizio di impollinazione.
Nello studio è stata poi valutata la considerazione verso altri servizi come la prevenzione dell’erosione, la protezione dai dissesti idrogeologici, la regolazione del clima, operati dal bosco. In linea generale gli olivocoltori intervistati hanno una percezione positiva di tali servizi, a esclusione del controllo che l’habitat esercita sugli insetti dannosi per alcune colture.
In conclusione, va senz’altro riconosciuto, e valorizzato, il ruolo che i boschi e gli oliveti del Monte giocano nella protezione della Piana Pisana da frane e inondazioni.
Benefici più profondi
La natura e i servizi che essa ci offre non sono solo materiali. Vivere un luogo crea nel tempo il senso d’appartenenza a un dato territorio: si sviluppano comunità e identità che tutt’oggi persistono. Questo è vero non solo per chi abita sul Monte ma anche per chi arriva dai dintorni e desidera passare una giornata in mezzo ai suoi boschi. Il territorio montuoso si presta a escursioni, giri in mountain bike, notti in tenda, in bivacco o in B&b, esperienze di parapendio, per non parlare dei “viaggi” gastronomici a base di prodotti locali, la cui produzione è possibile solo grazie ai servizi che abbiamo elencato sopra.
Un altro beneficio fondamentale ma più difficilmente quantificabile risiede nel senso di pienezza e benessere, fisico e psicologico, che proviamo quando ci esponiamo agli ambienti naturali. Stare a contatto con la natura ci fa bene: diversi studiosi si sono chiesti se l’esporsi ad ambienti naturali ricchi di biodiversità provocasse reazioni fisiologiche positive e quantificabili. Effettivamente è così, e ciò non dovrebbe stupirci affatto! Stare in natura fa bene alla nostra salute mentale (aiutandoci a combattere ansia, depressione, rabbia, ecc.), influisce positivamente sul battito cardiaco, la pressione sanguigna, i livelli di stress, la concentrazione e ci porta perfino a sentirci più felici e creativi e più propensi alle interazioni sociali. Questo è un servizio ecosistemico che non andrebbe mai sottovalutato.
Quanto “costa” un servizio ecosistemico?
E’ stato creato un meccanismo di pagamento dei servizi ecosistemici (PES) che si basa sul considerare tali servizi da una prospettiva economica, equiparandoli a prodotti di mercato.
Si tratta a tutti gli effetti di una transazione, di tipo volontario, tra un produttore e un consumatore. Il produttore, grazie a incentivi specifici, può valorizzare e mantenere un servizio specifico, proteggendolo e garantendone la continuità. Il consumatore, pagando un servizio, ad esempio un biglietto d’ingresso in una riserva naturale, ha l’opportunità di comprendere il valore dello stesso, e contribuire attivamente al suo mantenimento volto non solo al presente, ma soprattutto alle generazioni future, alle quali pensiamo troppo poco.
E’ recente l’attivazione di meccanismi PES tramite la piattaforma Sisteco, il primo sistema di pagamento dei servizi ecosistemici applicato al Monte Pisano (https://montepisano.travel/piattaforma-sisteco/).
Ma se la natura ci offre questi servizi gratuitamente, perché dovremmo pagare?
È davvero possibile ricondurre al recinto dell’economia ciò che a essa non è riconducibile, come sottolineato dal Dott. Bartolomeo Schirone, biologo forestale, nell’articolo “Ecosistemi, boschi e servizi ecosistemici”? Il meccanismo PES può senza dubbio far aprire gli occhi facendo smettere di dare per scontato tutto ciò che dalla natura ci arriva; allo stesso tempo è fondamentale fare un ritorno alla consapevolezza che il valore della vita e dei servizi ecosistemici è inestimabile: nessuna forma di scambio monetaria potrà mai raggiungere e rappresentare adeguatamente il suo valore intrinseco e d’esistenza.
Conclusione
Non è possibile fare a meno dei servizi ecosistemici. La nostra intera sopravvivenza si basa su di essi, e con noi anche le società che abbiamo creato. Anche nelle aree molto urbanizzate, nelle quali è più difficile rendersi conto dei servizi erogati dagli ecosistemi in quanto apparentemente lontani dalla vista, sono basate in toto su di essi. E’ fondamentale quindi prendere coscienza dell’importanza di tali processi e fare del nostro meglio per sviluppare attività economiche (agricole, turistiche, ecc) compatibili il più possibile con il funzionamento degli ecosistemi naturali. Allo stesso tempo, dare un valore monetario a un dato servizio, se pur apparentemente svilente rispetto al valore intrinseco dello stesso, può aiutare prima l’individuo, e in seguito le diverse categorie professionali, a interiorizzare una prospettiva di sviluppo più consapevole ed ecocentrica.
Sul Monte Pisano i boschi non sono più quelli originali, ma sono il frutto di profonde modifiche avvenute nel corso del tempo. Nonostante le scienze naturali ci dimostrino che il vero e proprio “ecobeneficio” derivi da foreste intatte, auto-regolatesi, ciò non toglie che anche nella forma di bosco gestita l’ecoservizio venga garantito se pur con maggior incertezza riguardo il futuro. Se ci sarà l’interesse, i programmi di ripristino ambientale dovranno muoversi tramite l’approccio del rewilding.
FONTI:
Bibliografia
-Bosso&Moonen, Servizi Ecosistemici, relative forme di remunerazione (PES) e la valutazione non monetaria. Convegno dell’Accademia Nazionale di Agricoltura “La sostenibilità in agricoltura”, Bologna, 2017.
-Insetti impollinatori: il 9% di api e farfalle a rischio di estinzione. Comunicato stampa ISPRA , Roma, 2021.
Sitografia



