Il presepe: un viaggio nel tempo e nell’arte che rivive sul Monte Pisano

Siamo arrivati nuovamente a quel periodo dell’anno in cui al primo accenno di inverno, con i nasi all’insù e all’imbrunire della sera, iniziamo a scrutare le finestre delle case sotto cui passeggiamo, e a cercare di indovinare se lo abbiano già fatto, e se sì a decretare col nostro giudizio come sia venuto, e a dirci che in fondo in fondo, anche se novembre deve ancora terminare o dicembre è appena iniziato, scorgerlo nei salotti altrui autorizza anche noi a farlo. Che cosa? Ma l’Albero di Natale, ovviamente!

Ogni anno anticipiamo sempre di più i tempi, sollecitati un po’ dai panettoni proposti nei supermercati accanto alle zucche di ottobre, un po’ dai social che, con la diffusione delle tendenze, ci spingono a replicare illuminotecniche alla moda o i tips per addobbare mobili e pareti senza lasciare il segno della colla.

Però c’è un aspetto, in questo nostro Natale, molto meno consumistico, che ad oggi, almeno per chi scrive e salvo prossima smentita, non è facile trovare su questi ormai predominanti social: è un aspetto un po’ più intimo, più tenero, più autentico, che passa in sordina ma che rimane costante, almeno per noi italiani. Diciamocelo: solitamente la domanda è “Hai già fatto l’albero?” e difficilmente, forse mai, ci chiediamo l’un l’altro “Hai già fatto il presepe?”.

Eppure, scommettiamo, tantissimi di noi (chi scrive è in questo insieme), ogni anno, nel solito, consolidato, eletto angolino, poggiano quella capanna un po’ vissuta (magari era quella della nonna, passata in eredità e che è peccato buttare), e posizionano quel bambino così plastico e piccino al centro, un bue e un asinello, una giovane in abito blu e un uomo sulla quarantina con bruna barba e capelli spettinati.

E allora noi di Montepisano, per questo Natale 2024, vogliamo sdoganare proprio lui, un rito tutto italiano ma ormai diffuso in tutto il mondo, e certamente, e in questo caso soprattutto, sul nostro Monte, che di presepi ne ospita tanti e tutti vari, e di cui qui vi proponiamo una precisa selezione: quelli della Val Graziosa.

Ma prima un passo indietro, per poterli poi apprezzare anche meglio: come nasce il presepe? Lo sappiamo tutti? Vediamolo insieme.

La rappresentazione iconica e simbolica della Natività di Gesù, allestita soprattutto – ma non solo! – durante il periodo natalizio. Nasce in Italia, si è diffuso successivamente in tutte le regioni di tradizione cattolica nel mondo. La storia, la struttura e il significato del presepe rivelano un ventaglio di aspetti che toccano sì la fede, ma in egual modo l’arte e la cultura di un popolo.

Semanticamente, il termine “presepe” deriva dal latino praesaepe, ossia “mangiatoia” o “recinto chiuso” per animali. Questa parola è composta da prae (davanti) e saepes (recinto); la radice è dunque il verbo praesepire, che significa, appunto, “recingere”.

Il presepe ha spento proprio lo scorso anno ben ottocento candeline: nasce infatti per mano di San Francesco d’Assisi nel 1223 a Greccio, un minuscolo paesino sulla laziale Conca Reatina. L’ispirazione venne a Francesco a seguito del pellegrinaggio appena compiuto in Gerusalemme: un viaggio lungo e pericoloso, aggravato dall’epoca storica in cui Francesco viveva, quella delle Crociate. L’intento di San Francesco era quello di rendere accessibile a tutti coloro che non potevano recarsi in Terra Santa il mistero della nascita di Gesù; ma non solo: nel contesto storico e culturale in cui San Francesco d’Assisi crea il presepe, il gesto simbolico è anche un messaggio politico a Papa Onorio III. Mentre la Chiesa predicava contro l’avanzata dei turchi e finanziava spedizioni armate col pretesto della difesa delle vie di pellegrinaggio, Francesco propone un messaggio radicalmente diverso, cercando un dialogo con “gli infedeli”, come dimostrato dal suo viaggio a Damietta e dall’incontro con il sultano Malik al Kamile. Il presepe di Greccio nasce da questa visione: un modo per riscoprire il messaggio del Vangelo, in opposizione alla violenza della crociata. Francesco lo ambienta in un luogo umile, senza raffigurazioni umane ma con un bue e un asino, simboli di pagani ed ebrei destinati a convertirsi, nonché verosimilmente presenti nell’effettivo momento di nascita di Gesù: Maria arrivò infatti a Betlemme in groppa ad un asino, ed essendo ambientata la scena in una mangiatoia, era probabile vi fosse anche un bue. La sua predica, coinvolgente e innovativa, trasmette l’idea che la Terra Santa non è un luogo fisico da conquistare, ma qualcosa che si trova nel cuore. Questo messaggio, profondamente pacifista, era così inusuale per l’epoca da risultare incomprensibile o inaccettabile per molti, ma segnava una svolta nel richiamo ai valori essenziali del cristianesimo.

Giotto di Bondone, Presepe di Greccio, 1295-1299, affresco della Basilica Superiore di San Francesco di Assisi
Credits: Wikipedia

Una bellissima narrazione di questo episodio ce la restituisce Giotto nella Basilica superiore di San Francesco d’Assisi, all’interno del ciclo di affreschi sulla vita di Francesco e più in particolare nel riquadro della parete destra che, appunto, descrive il Presepe di Greccio in una rivisitazione scenografica che lo pone all’interno di un presbiterio dalle sembianze della Basilica inferiore. Come l’atto di Francesco circa sessant’anni prima (siamo qui tra il 1295 e il 1299) si caricò di un significato rivoluzionario nella sfera della fede, parimenti l’opera giottesca ha una funzione cruciale nel mondo dell’arte: carico anch’esso di significato simbolico, l’affresco ci pone come spettatori attivi della scena, con le spalle rivolte all’abside e lo sguardo sul coro e sulle donne che, non potendo entrare, assistono all’ambientazione dalla porta, mentre osserviamo Francesco che tiene in braccio il bambino, entrambi con aureola, e il bue e l’asinello così a noi vicini che pare proprio di poterli toccare. Lo sguardo spazia poi sulle architetture, tra cui quella meravigliosa opera di carpenteria della croce della Passione rivolta verso le navate, o il ciborio gotico che sembra uscito dallo scalpello di Arnolfo di Cambio (cui si deve, peraltro, il primo presepe scultoreo della storia dell’arte, conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma). L’opera di Giotto, potremmo dire, sublimò il significato francescano del presepe: il fedele non più spettatore passivo, ma partecipante all’evento che cambiò la storia del mondo. 

Una variante particolarmente suggestiva è il presepe vivente, in cui persone reali interpretano i vari ruoli della scena della Natività. Questa forma, nata in tarda epoca medievale, è tornata in auge negli ultimi decenni in molte località italiane. Ogni comunità che lo organizza cerca di ricreare in modo autentico l’atmosfera del tempo, coinvolgendo figuranti, animali e scenografie all’aperto.

Arnolfo di Cambio, Presepe, 1291, marmo bianco di Carrara, Basilica di Santa Maria Maggiore, Roma
Credits: Basilica Papale di Santa Maria Maggiore

Un eccellente esempio è il presepe di Sutera (Caltanissetta), che si svolge nel quartiere Rabato, un borgo dalle origini arabe che, con le sue strette viuzze, crea una cornice unica dove luci calde e suoni antichi rievocano l’atmosfera della nascita di Gesù. Durante la manifestazione vengono ricreate ambientazioni della civiltà contadina dei primi del Novecento con antichi mestieri e sapori tradizionali, rendendo il presepe un viaggio nella memoria collettiva.

Statuine del presepe in vendita in una bottega di Via San Gregorio Armeno, Napoli
Credits: Wikipedia

Il nostro breve excursus sulla storia del presepe vuole però essere un’introduzione e soprattutto un invito a visitare tre dei tanti bellissimi presepi del nostro Monte Pisano. La nostra attenzione verte oggi sulla Val Graziosa, nel comune di Calci, dove ben tre presepi sono inscritti nell’itinerario Terre di Presepi, nato in Toscana dall’Associazione Nazionale Città dei Presepi nell’agosto 2020 con l’obiettivo valorizzare le opere presepiali del nostro Bel Paese.

Particolare del Presepe di Tre Colli, Santuario della Madonna delle Grazie, Calci – Pisa
Credits: Comitato promotore del Presepe di Tre Colli
Orari di apertura: dall’8 al 24 dicembre 2024: sabato e giorni festivi, ore 15-18; dal 25 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025: tutti i giorni, ore 15-18.

Vediamo insieme quelli di Calci, con il quale vi portiamo nel suggestivo e panoramico Santuario della Madonna delle Grazie, che ospita il Presepe Artistico di Tre Colli, un omaggio alla Val Graziosa e alle sue tradizioni. Promosso dall’Unità Pastorale della Val Graziosa, questa Natività non è solo un’opera d’arte, ma anche un viaggio nella cultura rurale del territorio. Le scenografie del presepe riproducono fedelmente i paesaggi locali: terrazzamenti di uliveti, antichi mulini mossi dall’acqua e le macine di pietra dura, estratta dalle rocce della Verruca. Questa creazione diventa un racconto vivo delle radici calcesane, dove semplicità e tradizioni contadine si fondono per esprimere il vero spirito del Natale.

Scendendo più a valle, all’interno del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, nella Certosa di Calci, potremo ammirare i meravigliosi presepi meccanici creati dai fratelli Alberto e Renzo Meucci. Queste opere d’arte, realizzate a partire dal Natale del 1948, hanno viaggiato per l’Italia e il mondo, affascinando generazioni di visitatori.

Dal 2013, i presepi trovano casa nel Museo di Storia Naturale, dove tornano ogni anno per raccontare storie di fede e tradizione attraverso movimenti meccanici e dettagli straordinari. Ogni scena è animata, rendendo queste creazioni uniche nel loro genere e capaci di sorprendere grandi e piccini.

Orari di apertura: dall’8 dicembre 2024 al 26 gennaio 2025, in orario di apertura del Museo. Biglietto: 1 euro.

Concludiamo presentandovi il “Il Presepio che Cresce” della Chiesa di Sant’Agostino a Nicosia, che torna per la sua 26ª edizione: creato nel 1999 con tre sole figure – Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù – questo presepe si arricchisce ogni anno con un nuovo personaggio, svelato il giorno dell’inaugurazione. Ogni figura, alta 65 cm, è realizzata artigianalmente in gesso e successivamente vestita con abiti autentici, confezionati con tessuti che richiamano la Palestina dell’epoca. Le ambientazioni, curate nei minimi dettagli, mescolano il contesto storico della Natività a rimandi all’attualità, rendendo l’esperienza ancora più coinvolgente.

Particolare con il personaggio della tessitrice, del Presepe che Cresce, Sant’Agostino di Nicosia, Calci – Pisa
Credits: Bruna Battaglini
Orari di apertura: inaugurazione domenica 14 dicembre ore 21.15: aperture: 15 e 22 dicembre 2024: ore 15-18; 25 dicembre 2024: ore 16-19. Dal 26 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025: ore 15-18. Ingresso gratuito.

Tra le figure aggiunte negli anni ci sono i Re Magi, l’Angelo e personaggi che rappresentano mestieri e scene di vita quotidiana. L’anno scorso il presepe si è arricchito con un venditore di stoffe, e quest’anno la curiosità è tutta per la nuova aggiunta che sarà presentata il 14 dicembre nell’evento inaugurale accompagnata musicalmente dal gruppo vocale Stereo Tipi. Le offerte raccolte durante la serata di inaugurazione e nel periodo di apertura del presepio saranno devolute alla comunità parrocchiale e al progetto “Regalo sospeso a Natale” della Caritas di Pisa.

In conclusione, il presepe è molto più di una semplice tradizione natalizia: è una testimonianza viva della nostra storia, della nostra fede e della nostra cultura. Dalla visione spirituale e pacifista di San Francesco d’Assisi al suo sviluppo come forma d’arte e simbolo di identità locale, questa rappresentazione della Natività si è evoluta nei secoli, mantenendo intatto il suo significato universale. Che sia un’opera domestica o una creazione artistica di grande pregio, il presepe ci invita a riflettere sul senso profondo del Natale, unendo sacro e profano, memoria e innovazione.

Ecco perché visitare i presepi della Val Graziosa sul Monte Pisano rappresenta non solo un’occasione per scoprire opere d’arte uniche e legate al territorio, ma anche un viaggio attraverso la storia e le tradizioni che hanno plasmato la nostra cultura. Che sia grande o piccolo, elaborato o semplice, ogni presepe racconta un frammento del nostro passato, un legame con le radici e le memorie collettive che vale la pena riscoprire.

Bibliografia:

  • Chiara Frugoni, Il Presepe di San Francesco – Storia del Natale di Greccio, Il Mulino, Bologna 2023.
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell’arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.

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