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14 Mag

Un giorno al museo… delle meraviglie! [parte 1]

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Chi di voi ha mai visto dal vivo un pesce-palla del Nilo, un uccello lira, una tartaruga naso di porcello, o un lemure dalla coda ad anelli? Queste e altre stravaganti bellezze che la natura ha creato nel corso dei secoli nella sua millenaria evoluzione sono endemiche di zone extraeuropee, ma per vederle non dovrete per forza andare in Africa o in Australia.

Qui in Italia, precisamente in provincia di Pisa, c’è un luogo straordinario, “abitato” da meravigliose creature in grado di farvi rimanere a bocca aperta: si tratta del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa.

È collocato all’interno della rinomata e affascinante Certosa di Pisa che custodisce diversi ambienti, uno più prezioso dell’altro, in cui si mescolano, in maniera unica e originale, storia, arte e natura.

Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa: una delle istituzioni museali più antiche del mondo

Uno di questi è il museo appena citato, istituito addirittura al 1591 (è perciò una delle istituzioni museali più antiche del mondo!) per volere del Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici che ordinò la realizzazione di una Wunderkammer (letteralmente “Camera delle meraviglie”), molto diffuse all’epoca nelle Corti Europee, per raccogliere ed esporre reperti naturali particolari.
Il fatto di essere stato legato all’università cittadina ha fatto sì che questa Wunderkammer disponesse, rispetto alle altre, di una collezione scientifica di alto livello.

Questa “camera delle meraviglie” è tutt’oggi presente, ma ad essa, nei secoli successivi, si sono aggiunti numerose stanze che di meraviglie ne contengono in grande quantità, creando così un patrimonio di enorme valore scientifico e storico.

La prima visita al Museo

Dopo averlo sentito spesso nominare, un giorno finalmente decido di visitare questo Museo, ideale per un appassionato di natura come me, ma anche per chi ama semplicemente farsi stupire.

Affascinato dalla bellezza della Certosa, nonché dalla suggestiva cornice paesaggistica circostante, purtroppo in parte deturpata dal recente incendio che ha colpito il Monte Pisano, mi addentro nel cortile centrale da cui si può ammirare la parte interna dell’edificio nella sua interezza: è davvero incantevole, un monumento barocco che emana il fascino di un passato quasi nostalgico e che ben si coniuga con le colline di oliveti che la circondano, quasi a volerla proteggere. Nessuno immaginerebbe che proprio lì, all’interno di quello che un tempo era un luogo religioso, ora “soggiornino” animali di ogni genere e provenienza, alcuni addirittura non più esistenti in quanto, purtroppo, estinti.

Il Museo si compone principalmente di due settori: uno più grande e suddiviso in tre piani, in cui sono presenti le esposizioni permanenti, e un altro che comprende l’acquario e le esposizioni temporanee.

Decido di partire proprio da quest’ultimo, dove all’inizio, in due piccole stanze, è rappresentata la presenza dell’uomo preistorico sul Monte Pisano, con la ricostruzione di una grotta primitiva realmente esistita e l’esposizione dei reperti in essa trovati.

Lungo il percorso, noto davanti a me, in delle teche e in appositi diorami, ma anche sui muri, modelli plastici di insetti di ogni tipo e grandezza (addirittura fino a 3 metri!), costruiti così fedelmente da sembrare veri: api, farfalle, libellule, cavallette, coleotteri ma soprattutto aracnidi, principalmente ragni e scorpioni, il cui aspetto mi incute, personalmente, un certo fascino, nonostante a molte persone suscitino ribrezzo. Qui sono presentati, però, in maniera tale da essere apprezzati da chiunque (da segnalare che questa esposizione essendo temporanea sarà visibile fino al 3 novembre 2019).

Il più grande acquario d’acqua dolce d’Italia

Proseguendo la mia visita, arrivo alla parte del museo che personalmente ho ammirato di più: l’acquario; il quale, grazie ai suoi circa 500 metri quadri espositivi e oltre 60.000 litri d’acqua, risulta essere il più grande acquario d’acqua dolce d’Italia.

L’impatto, appena ci si trova nella galleria degli acquari, è subito emozionante. In una candida atmosfera creata da particolari luci e suoni, passo in rassegna, con grande stupore, le numerose specie ittiche presenti nelle varie vasche, provenienti da tutti i continenti del pianeta.

Da sottolineare che sono gli unici animali viventi tra quelli del Museo, ed è forse anche per questo che non ci si stanca mai di guardarli mentre nuotano leggiadri nelle vasche.

Mentre osservo queste splendide creature, mi accorgo di quanto sia incredibile l’ingegnosità che la natura, come un eccezionale artista, ha utilizzato nel corso del tempo per realizzare questi esseri tanto meravigliosi quanto stravaganti.

Ce ne sono davvero di ogni tipo: il simpatico pesce coltello pagliaccio, il buffo pesce palla gigante, il sorprendente pesce cieco della Somalia (chi l’avrebbe mai detto che esistono anche pesci senza occhi…), l’elegante pesce palla del Nilo, la bizzarra tartaruga naso di porcello, il pittoresco pesce gatto dalla coda rossa. Quest’ultimo sembra quasi muoversi in sincronia con l’inquietante razza d’acqua dolce, sua “coinquilina” nella vasca. Mi sembra quasi doveroso fare una foto ricordo dopo che entrambi si sono messi in posa…

Il mio stupore, tuttavia, raggiunge il culmine nel momento in cui mi trovo faccia a faccia con un essere davvero incredibile, dall’aspetto surreale: si tratta dell’axolotl, un anfibio esclusivamente endemico di un lago messicano, oggetto di continui studi dalla comunità scientifica mondiale per le sue particolarità genetiche, ma al tempo stesso a fortissimo rischio estinzione.

Questi esemplari costituiscono solo una piccola parte di quelli presenti. Non voglio svelarne altri, ma vi assicuro che vi sarà impossibile rimanere indifferenti nell’ammirare da vicino esseri che sembrano usciti da un libro di fantascienza o da un fumetto.

Sono sicuro che se li avesse visti il buon Ferdinando I de’ Medici avrebbe senz’altro ordinato di collocarli in un posto privilegiato della sua Wunderkammer

Abbandono a malincuore l’acquario, per ritornare nel cortile e, da lì, avventurarmi nell’altro percorso del Museo…

> Scopri di più sul Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa!

fine parte 1, leggi qui la parte 2 >

Scritto da Marco M.

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Photo Credit: duesudue, Marilina D’Andretta, Marco M.

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