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26 Feb

Abbiamo visitato l’Ex-Manicomio di Maggiano

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Abbiamo visitato l’Ex-Manicomio di Maggiano, scoprendo la storia che si cela dietro a questo enorme complesso ormai in disuso e riportato alla luce dalla Fondazione Mario Tobino

Sabato mattina di buon’ora insieme a Thomas mio collaboratore ed amico, ci troviamo nella piazza di Molina di Quosa pronti per una visita a dir poco elettrizzante. Prima di avviarci però, come da consuetudine prendiamo caffè e cornetto al nostro bar di fiducia: Il Bar Barbuti storico punto di riferimento nel centro di Molina, rinomato per l’ottimo caffè e la cordialità dei titolari ma anche punto di riferimento per i ciclisti di passaggio, visto che in caso di foratura o altro problema tecnico i titolari saranno sempre pronti ad aiutarvi.

Finita la colazione siamo pronti, si parte!

Direzione Maggiano, Lucca! piccolo paese a pochi Km dal Monte pisano dove al centro svetta L’ex-Manicomio, oggi chiuso ma visitabile grazie ai tour organizzati dalla Fondazione Mario Tobino, dal nome del medico-psichiatra che vi lavorò e visse per gran parte della sua vita.

Per arrivare dobbiamo più volte controllare il navigatore, essendo le strade piccole e tortuose, ma in poco tempo arriviamo e parcheggiamo nell’ampio parcheggio dell’ex ospedale psichiatrico.

Non nego che ci guardiamo attorno abbastanza perplessi, di fronte a questo enorme edifico antico, ormai in parte visibilmente consumato dall’abbandono. Finestre rotte, muri caduti e la vegetazione che ha in parte ripreso possesso dell’area, delineando ancora di più il sentimento di tristezza che si prova davanti a tali luoghi.

L’enorme struttura

Ci avviamo verso l’ingresso insieme ad una coppia che è arrivata insieme a noi e per la visita guidata. Entriamo e ci troviamo di fronte una ragazza che ci chiede il numero di prenotazione e dove paghiamo il prezzo della visita pari a € 5,00 per persona.  Una volta saldato quest’ultima ci conduce nel cortile principale dove ad attenderci c’è un piccolo gruppo di persone (la visita è a numero chiuso) ed un’altra signora che sarà la nostra guida in questa avventura.

 

Il percorso nella storia

Incomincia il racconto partendo dai primi anni di vita del Manicomio il quale ha origine nella seconda metà del XVIII secolo quando il Monastero dei Canonici Lateranensi di Santa Maria di Fregionaia venne chiuso e adibito a struttura per il ricovero e la custodia dei folli o più comunemente a Manicomio. La narrazione si protrae attraverso molti particolari interessanti a livello storico passando a trattare dettagliatamente come era organizzata la vita all’interno della struttura per il personale incaricato di badare ai malati e per i malati stessi.

Un esempio? Per poter lavorare nel manicomio gli uomini dovevano essere alti e robusti, fin qui nulla di strano, ma se vi dicessi che le donne dovevano invece essere di bella presenza ed alte almeno 1.65 centimetri? Non c’è una spiegazione logica a questo o almeno non ricordo di aver sentito il perché ma queste erano le regole.  Ci racconta poi del perché il manicomio si trovava così fuori dalla città di Lucca e di Pisa. Questo perché le urla dei malati non avrebbero dato pace a chi fosse vissuto vicino almeno fino all’avvento degli psicofarmaci che mettevano i malati in condizione di estrema tranquillità come dei vegetali.

 

La chiesa per tutti

Entriamo dopo nella chiesa del manicomio, oggi purtroppo spoglia un po’ per furti passati ed un po’ perché (fortunatamente) gran parte dei beni sono stati messi al sicuro negli archivi di Stato. Non voglio dilungarmi troppo ma dentro la chiesa, se avrete modo di visitarla noterete che vi è in alto sopra la porta una griglia molto ampia. Dietro la griglia le suore potevano prender parte alla messa senza doversi mischiare ai malati mantenendo uno stato di isolamento totale.

L’ala maschile da antico chiostro a luogo di svago

Una volta finita la descrizione ci incamminiamo nell’ala maschile (identica a quella femminile) entrando prima in un cortile circolare dove i malati potevano giocare quando il tempo era buono o comunque passare del tempo all’aria aperta. Notiamo che in diversi punti vi sono dei disegni intagliati nella pietra, fatti dai malati e arrivati fino ad oggi per raccontarci piccoli attimi di vita degli internati.

Intorno al cortile rettangolare vi sono invece diverse porte! Nella prima troviamo una macchina per fare le radiografie.

Perché? Molto semplice, i malati venivano curati esclusivamente all’interno della struttura ed infatti vi era installato tutto il necessario diventando anche piccolo un ospedale all’avanguardia.

L’ospedale e gli internati

Troviamo poi una sala dove sono stati raccolti i di dipinti fatti dai malati durante il corso degli anni, con le firme apposte sopra. Oltre ad essi vi sono purtroppo anche dei disegni fatti da chi è entrato nel manicomio quando ormai era in stato di abbandono.

Le domande sono tante che serpeggiano nel gruppo, miste a sgomento per il clima di disperazione e tristezza che si respira all’interno della struttura. La domanda che io continuo a pormi è: “Ma qualcuno è mai stato dimesso da questo posto?” Mi viene risposto di sì. Dipendeva molto dall’epoca e da chi gestiva in quel momento la struttura. Questo perché negli anni vi erano stati tanti cambiamenti a seconda della gestione, come ad esempio in alcuni periodi dove addirittura veniva permesso ai malati di partecipare ad un concorso canoro che si teneva all’interno della struttura e per il quale arrivavano tantissimi ospiti anche illustri da Lucca e Pisa.

 

L’ala femminile e le cucine

Proseguiamo poi visitando le camerate femminili ed i bagni. Non servono parole, ma penso bastino le foto a descrivere la tristezza che traspare. Il silenzio è calato sul gruppo ed ognuno probabilmente sta pensando alle persone che sono state “ospiti” di questo posto.

Visitiamo poi le cucine, enormi e per l’epoca decisamente all’avanguardia ormai sporche e maleodoranti ma con un fascino decisamente cupo e tetro.

Concludiamo poi la visita nell’ala oggi destinata a museo dove ci vengono mostrati vari oggetti usati all’interno del manicomio tra cui un elettroshock e le camere dove il Dottor Mario Tobino visse per gran parte della sua vita all’interno del Manicomio di Maggiano.

Non voglio dilungarmi ulteriormente in modo che possiate vivere la visita in prima persona.

Vivi anche tu questa esperienza!

Se desiderate visitare anche voi la struttura potrete prenotare la visita in una delle date previste, trovate tutti i dettagli  Cliccando qui!

Ci teniamo a complimentarci con l’a Fondazione Mario Tobino, per l’egregio lavoro svolto sia nella manutenzione e messa in sicurezza dei percorsi visitabili, sia della grande preparazione delle guide in merito a storia e curiosità della vita nella struttura.

Riproduzione vietata
Photocredit: Thomas Gronchi

 

 

 

 

 

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Pietro Pestarini

Girare il mondo, una passione che mi accompagna da sempre, oltre allo sport, la cucina ed i motori. Sono un ex-chef che dopo anni in cucina si è reinventato, riprendendo gli studi in turismo e marketing per approdare infine al Montepisano Store. Spero che vi piaccia leggere ciò che scrivo, perché ciò che racconto è autentico e lo vivo in prima persona.