Il Monte Pisano, con la sua complessità geologica e le sue peculiarità naturalistiche e storiche, è un gioiello da proteggere. Pur non essendo una riserva naturale, presenta diverse aree protette di interesse locale. In questo articolo, esploreremo la Valle delle Fonti, il Monte Castellare, la stazione relitta di pino laricio, la Riserva Naturale Provinciale “Monte Serra di Sotto”, la Valle del Lato e il Vallone di Crespignano, e il Col di Cincia – Val di Noce, scoprendo i tesori naturali e culturali che offrono.
Una dovuta premessa: scopriamo le A.N.P.I.L
Ufficialmente le A.N.P.I.L. non esistono più, attualmente infatti l’intero Monte Pisano è in una fase di transizione verso quella che viene definita “Riserva UNESCO”. In ogni modo abbiamo deciso di scrivere questo articolo perchè riteniamo che indipendentemente dal nome che gli si attribuisce, queste aree meritano di essere conosciute, rispettate e protette.
Il Monte Pisano è catalogato come S.I.C. (Sito di Interesse Comunitario) e S.I.R. (Sito di Interesse Regionale) secondo direttive nazionali; inoltre, presenta sulla sua superficie diverse aree protette, definite di “interesse locale”, istituite a seguito dell’individuazione di zone particolarmente pregiate da un punto di vista naturalistico e storico. La Regione Toscana, secondo la Legge n° 49 del 1995 definisce le A.N.P.I.L. (per l’appunto, aree naturali protette di interesse locale) come “aree naturali protette inserite in ambiti territoriali intensamente antropizzati che necessitano di azioni di conservazione e ricostituzione delle originarie caratteristiche ambientali”. All’iniziativa riguardante l’istituzione di queste aree hanno aderito i seguenti comuni: San Giuliano Terme, Calci, Buti, Vicopisano.[mkdf_button size=”” type=”” hover_type=”” target=”_blank” icon_pack=”” font_weight=”” text=”Apri la mappa delle A.N.P.I.L.” link=”https://www.montipisani.com/images/documenti/anpil%20monti%20pisani.pdf”]
1) Valle delle Fonti
Istituita nel 1997, l’A.N.P.I.L. rientra all’interno del Comune di San Giuliano Terme.
Si sviluppa ai lati del torrente che solca la vallata soprastante la frazione di Asciano, l’impetuoso torrente Zambra, che origina dalla prominenza rocciosa conosciuta come “Scarpa d’Orlando”. La Valle delle Fonti è così chiamata per la cospicua presenza di sorgenti, da cui in passato la città di Pisa attinse per il suo approvvigionamento idrico. Tale vallata è costellata da un susseguirsi di prese per le acque, datate a fine Ottocento, chiamate “bottinelli”, che le convogliavano poi in un grosso edificio chiamato “Cisternone”.Un bellissimo acquedotto, di età ben più antica, fu fatto costruire nella seconda metà del 1500 da Ferdinando I (già voluto da Cosimo I, suo padre); questo trasportava l’acqua sorgiva e purissima fino al centro della città. Lungo 6 km circa, l’opera architettonica si trova ancora in buono stato e una ciclabile lo costeggia dal centro fino ai piedi del Monte. Altro prezioso gioiello storico è il borgo abbandonato di Santa Maria di Mirteto. Facilmente raggiungibile tramite sentiero (qua trovate la guida completa) , fu un insediamento monastico medievale, e ciò che ne resta oggi non ha smesso di esercitare il suo fascino, in un suggestivo connubio tra l’antica pietra e la vegetazione che cresce su di essa.
Ecco a voi una verdeggiante e boscosa vallata, il cui culmine è costituito dal Monte Faeta (830 m s.l.m.), non priva di sorprese floristiche e faunistiche, da scoprire e proteggere al contempo.Cisternone di AscianoValle delle Fonti
2) Monte Castellare
La seconda area protetta che scopriremo è l’A.N.P.I.L. “Monte Castellare”, esistente dal 1997 e nata assieme alla precedente A.N.P.I.L. appena descritta. Si estende al di sopra dell’abitato di San Giuliano Terme, lungo i rocciosi e brulli rilievi che caratterizzano il paesaggio di questa parte di Monte. Protagonista indicusso è il monte che dà il nome all’area. Alto 268 m slm, dalla sua sommità è possibile ammirare tutta la piana di Pisa, la piana di Lucca a partire dalla Valle di Santa Maria del Giudice e la parte sudoccidentale del complesso montuoso del Monte Pisano. Gli affioramenti rocciosi, di natura calcarea, creano un tipo di suolo che per alcune specie di orchidee costituisce un ottimo substrato di crescita. Per conoscere alcune delle orchidee che crescono sul Monte rimandiamo a questo articolo
L’ambiente dominante è quello di gariga, testimonianza di un forte impatto antropico (come ripetuti incendi e azione di pascolamento eccessivo), caratterizzato dalla presenza di piante erbacee e arbusti sparsi che crescono su un suolo arido e sassoso. Qui le piante aromatiche non mancano: santoreggia, ruta, timo, elicriso, sono solo alcune di quelle che hanno ispirato la creazione di un “Giardino dei profumi” all’interno dell’area protetta. Lo scorrimento di acque superficiali è assente, ma quello ipogeo è notevole: di fatto l’area è famosa per le sue sorgenti di acque termali.
Sulla cima del Castellare è presente un sito archeologico visitabile attestante l’insediamento umano fin da epoche remote (età del Ferro) per poi arrivare a colonizzazioni via via più recenti, dalla fase etrusca a quella altomedievale, in un avvicendarsi alternato tra periodi di occupazione e di abbandono.
Infine, sempre nei dintorni della cima è presente una storica villa: Villa “Belvedere” Bosniaski, fu dimora del medico e paleontologo di origine polacca Sigismondo Bosniascki che provò fin dal suo arrivo nella zona un’attrazione particolare per l’area attorno al Monte Castellare, dove decise di vivere la sua quotidianità e condurre i suoi studi.
Egli collezionò una quantità tale di reperti fossili che una parte della sua casa diventò un piccolo museo naturalistico privato. Possiamo immaginare quale stimolo fosse per il “Polacco”, come veniva chiamato, vivere in un luogo tale, ricco di segreti naturalistici e storici, dove il variegato paesaggio spaziava in un ventaglio di ambienti diversi: dalle Apuane al mare, dalle isole alle valli fluviali del Serchio e dell’Arno.La Villa del PolaccoOrchidea sul Monte Castellare
2) Stazione relitta del pino laricio
È la prima A.N.P.I.L. ad essere stata istituita sul Monte, sempre durante l’anno 1997. Situata in località Ruotone, presso il Comune di Buti, si tratta di una stazione di particolare interesse scientifico: qui infatti si trova una sottospecie di pino nero chiamata pino laricio (Pinus nigra subsp. laricio ). La sua presenza in Italia è limitata alla Calabria (in Sila e in Aspromonte), alla Sicilia (Parco dell’Etna), al Friuli, alla Sardegna e alla Toscana. Di questa sottospecie è interessante apprendere che vi sono due varietà: quella calabrica e la varietà corsicana, quest’ultima presente in Italia con un’unica stazione sul Monte Pisano.
Vediamo un po’ alcune caratteristiche del pino laricio:
In media raggiunge un’altezza di 25-35 metri ma può arrivare anche a 40 metri, mentre il diametro del tronco si aggira intorno al metro. È una specie pioniera, ovvero colonizzatrice di suoli non ancora boscati. Dal tronco diritto dipartono rami che, lucenti, cambiano nel tempo il loro colore dal giallo ocra al rossastro.
Anche la corteccia (“scorza”) può essere diagnostica: nella sottospecie pino laricio le placche sono più chiare e regolari rispetto al pino nero propriamente detto.Scorza di pino laricioScorza di pino neroPino laricioPerché la stazione è definita “relitta”?
Con questo termine ci si riferisce a specie che un tempo, grazie a determinate condizioni ambientali, godevano di un’ampia distribuzione. Così fu per il pino laricio, che si espanse alla fine dell’ultima glaciazione. Con il mutare, nel tempo, delle condizioni ambientali la specie ha continuato a sopravvivere ma l’areale si è ridimensionato fortemente.
Com’è arrivato sul Monte il pino laricio?
Le ipotesi sono molto incerte. C’è chi pensa che possa avere il carattere di una sottospecie indigena che però oggi non è più in grado di rinnovarsi e dunque in pericolo di estinzione; altri valutano più probabile l’ipotesi che sia stata importata proprio dalla Corsica, probabilmente per utilizzarne l’ottimo legno.
4) Riserva Naturale Provinciale “Monte Serra di Sotto”
Unica, per il momento, riserva naturale presente sul Monte. Si tratta di una ex A.N.P.I.L. (nata nel 2003) che, tre anni dopo, venne resa ufficialmente riserva. Si trova nel comune di Buti e fu istituita con lo scopo di valorizzarne le risorse faunistiche e floristiche, e promuovere attività tradizionali agricole e artigianali. Quest’area non si discosta dalle altre per la presenza di entità naturali che meritano interesse e salvaguardia come la mazza d’oro boschiva (Lysimachia nemorum), molto diffusa in Italia ma particolarmente rara e minacciata in Toscana. Amante dei boschi umidi, è associata all’ontano nero e ad altre specie igrofile. Di grande interesse sono anche la drosera (Drosera rotundifolia), pianta carnivora e relitto glaciale, di cui il Monte Pisano rappresenta il limite meridionale di distribuzione e lo sfagno (Sphagnum sp.) a cui la drosera è associata, dal momento che entrambe prediligono le stesse condizioni ambientali: umidità e suolo con pH acido.
Ecco una piccola curiosità sul mondo delle piante carnivore: la carnivoria è un adattamento ad habitat poveri di azoto. Dal momento che l’acquisizione di questo elemento da parte di organismi vegetali è fondamentale, le piante carnivore lo assorbono tramite il processo di degradazione del piccolo insetto catturato.Drosera rotundifolia – Rundblättriger Sonnentau – Wikimedia ©Lysimachia nemorum – Michael Becker – Wikimedia ©
5) Valle del Lato e Vallone di Crespignano
Si estendono entrambe all’interno del comune di Calci. La prima, esistente dal 2003, confina con la Valle delle Fonti ed è compresa nel solco idrografico lasciato dal torrente Lato. La copertura boschiva è costituita da boschi a sclerofille (lecci e sughere), pinete a pino marittimo con gli arbusti che vi si associano (cisti, ginestroni, eriche e mirti) e, nelle aree adiacenti gli impluvi, da vegetazione legata ad ambienti umidi (ontani, aceri, felci e muschi, etc.). La presenza, anche in questa valle, di diverse sorgenti la rende adatta alla riproduzione e sopravvivenza di diversi anfibi come la rana appenninica.
Il Vallone di Crespignano è una valle contigua alla Val Graziosa.
L’omonimo borgo, l’abitato di Crespignano, si trova sopra il piccolo promontorio roccioso recante la torretta di Caprona. Anche qui, le bellezze naturalistiche si fondono con quelle storiche. Oltre a trattarsi di un’area molto interessante da un punto di vista geologico, segnaliamo due edifici la cui ammirazione è auspicabile: la Chiesa di San Martino, datata al periodo medievale, e la Villa Tellini, villa padronale con annessa grotta artificiale decorata e uno specchio d’acqua recante una torretta al centro.
6) Col di Cincia – Val di Noce
Ci troviamo sul versante sud-occidentale del Monte Pisano, nel comune di Vicopisano. Alle basi del Monte Verruca (537 m s.l.m.) il fiume Arno scorre in direzione della città di Pisa e, tra gli abitati di Uliveto Terme e Lugnano si trova la piccola frazione di Noce. Qui è registrata la presenza di diverse grotte, tra cui la Grotta del Pippi.
Anche in questa parte di Monte prevale un clima di tipo mediterraneo caratterizzato però da minor umidità rispetto al versante settentrionale. Estesi e bellissimi boschi di pino marittimo costituiscono la copertura principale, e qui vi si possono incontrare piante aromatiche erbacee e arbustive. Anche la fauna è abbondante ed è altamente rappresentativa del Monte in generale: volpi, istrici, tassi e faine, pipistrelli, cinghiali, lepri e ricci. Di pregio è sicuramente la presenza del quercino (Eliomys quercinus), piccolo roditore onnivoro, frequentatore dei boschi in orario notturno, e particolarmente raro. Scopri di più sulla fauna del Monte PisanoVolpe – Immagine di archivioCucciolo di Cinghiale – Immagine di repertorio



